GEAPRESS – Nel terriccio, i suoi umori sembrano quasi avere disegnato la sagoma di un cavallo in un disegno rupestre. Almeno quella è veramente per la prima volta libera. Per il resto potrebbe essere uno dei tanti cavallini utilizzati ed azzoppati per le corse clandestine. Pony, più piccoli dei “normali” cavalli da corsa, più facilmente detenibili e con un calesse da corsa più maneggevole rispetto a quelli da ippodromo che sfrecciano comunemente per le strade.

Il tratto di strada dove la cavallina giace da giorni è molto vicino al principale circuito delle corse clandestine di Palermo, ovvero il primo tratto della circonvallazione cittadina, proprio sul finire della A19 per Catania. In tal maniera, da alcuni giorni, la città di Palermo saluta chi, in treno o in macchina, arriva o parte. Una cavallina morta, velocemente abbandonata in strada forse per la rottura di una zampa durante la corsa. Difficilmente, infatti, un allevatore si priva di una fonte di reddito. Un cavallo morto, viene infatti macellato e la sua carne venduta nel mercato clandestino. Forse non troppo clandestino, considerato che gli stessi NAS di Palermo sospettano che dietro i numerosi cavalli da corsa macellati clandestinamente in città possa esserci un’ organizzazione che impone la carne nelle macellerie autorizzate.

La cavallina, intanto, giace vicino ad un demolitore di auto ai bordi dell’autostrada.

Forse è questa la destinazione più ovvia che una vita penosa gli poteva riservare. Gettata come un fazzolettino usato ai bordi di una strada. La cavallina è solo una delle molte migliaia di cavalli prigionieri della subcultura mafiosa e del disinteresse della politica. Stalle da incubo ricavate spesso in box auto del centro cittadino, rattoppate con lamiera e con i liquami che scorrono in strada. Oppure, se in periferia, squallidi campi recintati spesso con le reti dei materassi tra le case dell’hinterland palermitano. Cavalli usati quanto basta per essere spremuti in strada, tra una corsa clandestina e la carrozza per i turisti. Comprati spesso all’ippodromo per non oltre 1000 euro ed a fine carriera venduti più o meno per lo stesso prezzo per essere macellati. A Palermo la carne vecchia di cavallo non piace. Finisce a Catania dove a quella dei puledri non disdegnano neanche la carne di adulti.

I cavalli, in molte città del sud Italia, si vedono comunemente per le vie cittadine. Forse mai come a Palermo, ma sono comunque diffusi. Non hanno storia se non quella consentita dal Codice della Strada che permette ai calessi uso corsa di potere liberamente circolare anche in pieno centro e guidati finanche da minori. Nessuno gli dirà mai niente perché in alcune città contestare la piccola sanzione amministrativa per la mancanza delle lucette, come del sistema frenante, è quasi umiliante. Se un pregiudicato ride già in faccia innanzi ad una contestazione di reato, figuriamoci per una piccola sanzione amministrativa.

Sono migliaia i cavalli di Palermo. Le Forse dell’Ordine fanno quello che possono, ma il loro intervento, per i cavali in strada, è limitato alla corsa. Se non è in atto la competizione (peraltro blandamente punita) possono tranquillamente sfrecciare anche nella circonvallazione cittadina. Faccia di un’altra realtà, maggioritaria nel nostro paese, ma messa in netta minoranza nella comunicazione. Non è un problema di questo o quel Governo. E’ un fatto culturale e la cavallina intanto rimane a decomporsi proprio vicino il demolitore di automobili. Vedi video GeaPress sul mondo del cavallo a Palermo.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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