pit bull n
GEAPRESS – Stato membro dell’Unione Europea. Da stanotte la Croazia è un paese comunitario. Il secondo della ex Jugoslavia, dopo la Slovenia.

Riforme radicali, hanno dichiarato gli osservatori occidentali, per togliere di mezzo, o almeno così si spera, varie macchie come quelle esplose nella sanguinosa guerra tra serbi e croati. Viene da chiedersi, però, quali precauzioni sono state prese su altri argomenti, come nel caso dei cani di razza Pit bull o gruppo dei molossoidi diffusamente allevati in Croazia e la cui destinazione potrebbe non sempre apparire lineare.

Le preoccupazioni finora sollevate in merito all’entrata della Croazia tra i paesi UE, sono tutte di ordine economico. Il Pil pari appena a due volte quello del Veneto, la disoccupazione, la richiesta di investimenti esteri a dire il vero già avviati come quelli che stanno fagocitando a larghe fette le coste croate. L’ultime polemica, ad esempio, è sul mega campo da golf progettato nelle colline sopra Dubrovnik. Polemiche, come quella del campo da golf, che in un certo senso già ci accomunano con la Croazia.

Un paese dinamico, anche in campo animalista, con numerosi gruppi ed attivisti distribuiti soprattutto nella capitale e lungo la costa. Poi i combattimenti tra cani.

In pochi lo sanno, ma uno dei campioni da lotta degli anni ruggenti dei combattimenti nella città di Palermo, era tale “Max”.  Il suo nome imperversava in certi quartieri da risultare quasi concorrente in notorietà ai più famosi cantanti neomelodici. I cani perdenti si dice che Max li sbranasse.

La sua gloria, per un certo periodo, è proseguita con i presunti figli, ma che fine abbia  fatto il povero Max nessuno lo ha mai scoperto. Si diceva solo che combatteva nella periferia sud della città. Poi, alcuni animalisti di allora vennero contattati dalle Forze dell’Ordine che stavano indagando proprio su Max. L’ipotesi era che fosse arrivato proprio dalla Croazia quale parte di un sospetto corrispettivo di una partita di armi. Del resto l’appellativo “croato” compariva spesso negli annunci di vendita di cuccioli di Pit bull, assieme ad altra tipologia di “linea di sangue”, ovvero quella californiana.

La famiglia mafiosa sospettata di possedere Max era quella di Corso dei Mille, ovvero una delle zone della città dove, purtroppo, si sono registrati alcuni tra i fatti di sangue più cruenti, specie nel corso delle guerre di mafia.

Dove sono i più noti allevamenti di Pit bull ed altri cani “sensibili” come ad esempio i molossoidi croati? Ad indagarli un paio di anni addietro è stata la sezione torinese di Animalisti Italiani Onlus, la quale, con il suo Responsabile Michele Di Leva, inviò pure un dettagliato dossier alla Task Force del Ministero della Salute.

Allevamenti che esportano, ed anche parecchio, in Italia. “Allevamenti innumerevoli – ricorda ora Michele Di Leva a GeaPress – per il quale c’è il sospetto  di un loro coinvolgimento negli incontri cruenti finalizzati a scopo di lucro“.

Soggetti che secondo il dossier potrebbero essere legati alla malavita e pertanto socialmente pericolosi. “Onestamente quasi non me la sento di essere eccessivamente intransigente con la Croazia“,  aggiunge  Di Leva il quale considera  “defunta” la Task Force ministeriale allora voluta dall’ex Sottosegretario alla Salute Francesca Martini.  “Seppure a conoscenza  di presunti ed equivoci allevamenti italiani, clienti affezionati di quelli croati – spiega Di Leva – non mi risulta che la Task Force  abbia compiuto, nell’arco di un paio di anni di solleciti da parte mia,  accertamenti in merito“. In altri termini, sembra dire Di Leva non puntiamo molto il dito fuori dai nostri confini.  Quei confini, però, ora sono ancora  più deboli.

Quello che preoccupa dell’entrata della Croazia nella UE è la stessa legislazione europea in tema di benessere animale. Come più volte denunciato dall’europarlamentare italiano Andrea Zanoni, da sempre vicino alle tematiche di protezione animale e ambientale, le norme comunitarie sembrano più vicine alle produzioni animali che non al benessere.

Un esempio per tutti, potrebbero essere i cuccioli di cani da compagnia provenienti dall’Ungheria, come dalla Slovacchia ed altri paesi oltre l’ex cortina di ferro. Uno degli espedienti che sembra essere più utilizzato per l’importazione di chihuahua, maltesi, volpini e carlini è di dichiarare nei passaporti un’età inferiore a quella reale. Il tutto con il bene placet delle autorità sanitarie di quei paesi.

In altri termini, dopo maltesi e carlini, ci mancavano solo i pit bull ed i molossoidi  di dubbio uso.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati