GEAPRESS – Sgominata dalla Polizia di Stato un’organizzazione criminale di cosiddetti “bombaroli” di mare, operante nelle acque circostanti la città di Taranto. Prima dell’alba di oggi è scattato il blitz della Polizia di Stato, nel quale sono state impiegate circa 70 unità, tra appartenenti alla Squadra Mobile ed alla Squadra Nautica della Questura di Taranto nonché al Reparto Prevenzione Crimine “Puglia”, provenienti da Bari e Lecce. Già in piena notte era tutto pronto per dare piena esecuzione alle misure cautelari a carico dei componenti di un’associazione per delinquere finalizzata alla pratica della pesca di frodo mediate esplosione di ordigni in mare. L’indagine della Polizia si è protratta per oltre un anno e lo spessore criminale dell’ associazione oggi sgominata è stato svelato grazie ad indispensabili strumenti investigativi. L’indagine avviata nel maggio del 2009 dalla Squadra Mobile di Taranto, diretta dal Dr. Fabio Abis, aveva infatti preso spunto dall’intervento di un motoscafo della Squadra Nautica della Questura che aveva notato il lancio da una barca di tre bombe.

Partendo da una flebile traccia gli investigatori hanno ricostruito il complesso ed articolato ambito criminale dei pescatori di frodo ricorrendo ad indagini tecniche di intercettazione telefonica per acquisire le prove di un tale disastro. La particolare connotazione delle condotte delittuose, ha reso infatti necessaria una metodologia investigativa particolarmente impegnativa, consistente in sistematici appostamenti, anche con l’uso di video-riprese. Si potevano così osservare e documentare inequivocabili momenti di quella che è risultata essere una vera e propria organizzazione criminale. L’attività dei tredici indagati risultava infatti funzionale ad una vera e propria “filiera” basata sulla specializzazione della pesca di frodo.

Stamani, pertanto, si è data esecuzione al provvedimento del GIP del Tribunale di Taranto Dr. Martino Rosati su richiesta del PM Dr. Vincenzo Petrocelli, che ha disposto la custodia cautelare in carcere di due indagati, gli arresti domiciliari per altri quattro, il divieto temporaneo di esercitare imprese per un quinto indagato, e l’obbligo di dimora per il sesto indagato. Gli altri componenti della banda risultano indagati a piede libero. Contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata alla pesca di frodo con l’uso di materiale esplosivo costruito artigianalmente ed al danneggiamento delle risorse biologiche delle acque marine e della fauna marina; detenzione e porto in luogo pubblico di manufatti esplosivi ad alto potenziale; ricettazione di prodotti ittici provento della summenzionata attività delittuosa.

Gli agenti della Polizia di Stato hanno inoltre eseguito il sequestro preventivo di una pescheria, un magazzino all’ingrosso di prodotti ittici, un deposito di attrezzature varie per la pesca, e due imbarcazioni di cinque metri e mezzo ormeggiate nei pressi della foce del fiume Galeso. L’operazione , proseguita con la perquisizione domiciliare preso l’abitazione di uno degli indagati, portava alla scoperta di diversi candelotti di materiale esplosivo deflagrante.

Le attività dei “bracconieri del mare” riguardavano tutte zone prospicienti o comunque non distanti la città di Taranto, sia del Mar Grande che dello specchio d’acqua del Mar Piccolo a ridosso dei vivai di mitili.

L’attività dei “bombaroli” non si limitava a devastare la flora e la fauna marina, ma risultava potenzialmente pericolosa a causa della detenzione di esplosivo in prossimità di insediamenti umani. Proprio su quest’ultima attività sono risultati coinvolti pescatori esperti del mestiere le cui usanze in tema di esplosivo venivano tramandate da generazione in generazione. Storicamente l’esplosivo era costituito da tritolo raccolto da residui bellici raccolti in fondo al mare, ora sostituito, secondo la Polizia di Stato , da un composto di facile preparazione denominato ANFO (Ammonital Nitrate Fuel Oil) ed ottenuto mischiando un fertilizzante (nitrato di ammonio) e gasolio. La Polizia ha sequestrato un quintale e mezzo di ANFO, sufficiente a onfezionare 250 ordigni. La Polizia ha sequestrato inoltre molte ecine di detonatori già collegati a spezzoni di miccia idonea a ruciare in mare.

Ognuno degli indagati era responsabile di precise mansioni nell’associazione criminale:

  • la fase dell’organizzazione della battuta di pesca, strettamente legata ll’assunzione di notizie in ordine ai luoghi dove effettuarla, in relazione l passaggio del pesce, e che si sostanziava in una serie di contatti reliminari tra coloro che l’avrebbero attuata;
  • la fase del reperimento del materiale necessario per la pesca, in articolare i detonatori per le bombe, ma anche, e non ultima, la isponibilità di un’imbarcazione e delle altre attrezzature necessarie;
  • la fase della battuta di pesca, che potrebbe meglio indicarsi come quella dell’uscita in mare, in quanto attinente a tutto ciò che andava fatto lontano dalla riva: dal prelievo dell’ANFO e dei detonatori dai diversi nascondigli, al confezionamento degli ordigni; dal raggiungimento della zona di pesca al “bombardamento” del fondo marino ed, ancora, alla raccolta del pescato;
  • nella precedente fase rilevavano, in maniera affatto significativa, gli accorgimenti utilizzati dagli indagati per evitare di imbattersi nei controlli delle forze di polizia o, più in generale, di essere scoperti; si poteva, in tal senso, osservare con quanta accortezza i pescatori attuassero, a bordo delle loro imbarcazioni, manovre elusive ovvero lunghi stazionamenti prima di sbarcare il pescato e, ancora, con quanta attenzione scegliessero i posti in cui farlo;
  • la fase della cessione del pescato al ricettatore (plausibilmente allo scopo di immettere il pesce, oggetto della pesca di frodo, nel mercato locale) fondamentale per monetizzare il provento dell’articolata attività delittuosa, giungendo -in tal modo- a perfezionarla.

Nessuna improvvisazione era concessa ai “bombaroli”. La complessità delle loro azioni, era impossibile da realizzarsi senza il sodalizio che avevano costituito. Era l’organizzazione nel suo complesso a fornire sia connivenze estemporanee (presenza di pesce in rada, condizioni metereologiche favorevoli ecc.) nonché l’impegno e la disponibilità di “specialisti” e di strumenti non facilmente reperibili e sempre pronti.

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