GEAPRESS – E’ il più tremendo degli avvertimenti mafiosi. Quando ti viene recapitato vuol dire che sei veramente in brutte acque. L’oggetto utilizzato rappresenta la vittima, ma la vittima a volte non è proprio tale. Stiamo parlando delle teste di agnello, pecora o capretto, spedite a chi si deve intimidire o a chi (comunque da intimidire) ha commesso un torto agli amici. La devono vedere tutti, la testa. Meglio se i familiari e magari la moglie che ti va su di giri. Se sanguinolenta, significa che è fresca. Chi ti vuole male l’hai sul collo, dietro l’angolo. Ti controlla e può prenderti quando vuole. Il sangue, se di vecchio taglio, non imbratterebbe più; cosa da principianti.

L’agnello da minaccia è anche una metafora di una Italia primitiva e niente affatto residuale. Sicuramente più presente di tante improbabili vittorie animaliste più attente alle sempre commerciabili foche canadesi che, ad esempio, ai cavalli di mafia liberi di circolare grazie al Codice della Strada (vedi articolo GeaPress).

Uno dei messaggi più espliciti, quasi scolaresco, lo ricevette il Senatore Carlo Vizzini. Assieme alla testa di capretto con un proiettile conficcato, vi era un biglietto che chiaramente presentava “cosa ci vuole per farti stare zitto”. Più rudi minacce di morte erano invece scritte in altro biglietto allegato alla testa recapitata presso la sede Cisl di Lamezia Terme. Il ritrovamento più tremendamente coreografico, invece, lo scorso luglio ad un imprenditore di Montelepre (PA). Per lui tre teste di capretto dentro una piccola bara. L’ultimo del quale se ne ha notizia, nel vicino paese di Borgetto (PA) poco prima di ferragosto. Il destinatario, in questo caso, un consigliere comunale.

Quello che sconvolge è che il regalino ti arriva fin dentro casa o comunque, ovviamente imprevisto, dove meno te lo aspetti. In Basilicata, al giornalista Nello Rega, venne recapitata dentro l’auto mentre sul piatto della bilancia venne fatta ritrovare ad un esercente del mercato ittico di Palermo. L’effetto non può che essere devastante. Come una bomba ad orologeria legata alle tue mani. Non è da escludere che molti di questi avvertimenti non vengano mai denunciati. Se hai deviato dall’ordine costituito, devi subito tornare sulla retta via.

I mandanti possono essere piccoli o grandi. Può essere un lavoratore precario, com’è capitato al Presidente del Consiglio Comunale di Palermo, o addirittura, come si ebbe modo di sospettare, uno dei figli di Totò Riina additato come presunto mittente nei confronti di un ex Sindaco del suo paese, Corleone (PA).

Tutta roba siciliana o comunque meridionale? Non più, considerato che una testa di capretto è stata recapitata lo scorso aprile ad un ambientalista di Trieste.

In questo scenario degli orrori non mancano neanche gli addobbi, degni dello psichiatra Hannibal Lecter.

Una testa di capretto con quattro chiodi piantati in testa ed altrettanti nella bocca è stata infatti recapitata lo scorso luglio in provincia di Ragusa ad un Onorevole autonomista dell’Assemblea regionale siciliana. Tanta è stata la sorpresa che nelle cronache giornalistiche si è finanche accennato a riti voodoo.

Molto poco c’è invece da chiedersi per quello che forse sarà destinato a rimanere tra i più famosi esempi di testa mafiosa. Lo descrive Giovanni Ciancimino, figlio del più noto Vito (quello della trattativa Stato-mafia e di molte altre cose) nel libro “Don Vito” pubblicato da Feltrinelli ed a firma del fratello Massimo e del giornalista Francesco La Licata. Il fatto accadde all’indomani di una riunione di mafia e politica avvenuta nella propria casa e conclusa con evidenti vocianti disaccordi. Il pacchetto, con la scritta “questo è un regalo per il signor Ciancimino. Prima di gettarlo lo apra con attenzione e rifletta” andò a finire nella mani della moglie di Don Vito. Ignara dei potenziali ritorni delle relazioni pericolose del marito, lo fece aprire senza farci caso al personale di servizio. All’interno vi era una testa di capretto grondante sangue, privata degli occhi e completata da pezzi di legno conficcati, oltre che nelle nude orbite, nella bocca dell’animale. Ovviamente chi consegnò il regalino ebbe cura di farsi sentire con un sgommata proprio innanzi la casa dell’ex sindaco di Palermo. Più chiaro di così.

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