GEAPRESS – Secondo il Procuratore Capo di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, non è un delitto di mafia. Alla base della strage della masseria, avvenuta due giorni addietro a Vibo Valentia nella frazione di Scaliti nel Comune di Filandari e di cui stamani si svolgeranno i funerali delle 5 vittime, vi sarebbero i rancori tra due famiglie di allevatori confinanti. I problemi sarebbero maturati per il pascolo abusivo. Il fatto che non sia un delitto di mafia, sempre secondo il Procuratore, è anche peggio, nel momento in cui la risoluzione dei conflitti viene consegnata a metodi violenti tipici di una subcultura propria di chi sfugge alla legalità.

Di sicuro, tra le prepotenze messe in atto dalla famiglia Fontana, vittima dell’agguato, ci sarebbe stato il voluto sconfinamento delle proprie bestie nei terreni di Ercole Vangeli autore, assieme ad altre tre persone del suo nucleo familiare, della strage. Hanno così perso la vita ben cinque componenti del nucleo dei Fontana (padre e quattro figli) secondo schemi comunque funzionali alla cultura mafiosa. Il padre era noto agli inquirenti ma non avrebbe avuto legami con la criminalità organizzata. Tra le prepotenze vi sarebbe stato pure il taglio di alcuni alberi, ovvero intaccare il patrimonio di una economia arcaica di tipo agricolo. Analogamente con il pascolo in altri terreni, si compromette il foraggiamento delle mandrie che subiscono l’intrusione.

La scorsa estate a Palermo vi fu un altro grave episodio degenerato, in questo caso, nell’uccisione di un gregge di pecore, proprio a causa di problemi legati al pascolo abusivo (vedi articolo GeaPress). In questo caso la maturazione dell’attentato avvenne in un ambiente di cultura tipicamente mafiosa. L’omertà, infatti, ricoprì innanzi tutto il pastore che aveva subito l’attentato. A Vibo, invece, uno degli autori ha confessato le proprie responsabilità individuando nell’ esasperazione il movente della strage.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati