GEAPRESS – Fino a venerdì scorso, giorno del suo arresto, era inserito nella lista dei latitanti più pericolosi d’Italia, ovvero quella considerata nello Speciale Programma di Ricerca del Gruppo Integrato Interforze per la Ricerca dei Latitanti più Pericolosi (GIIRL). La lista, diramata dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale presso il Ministero dell’Interno, è la stessa che, in ristretta cerchia, comprende anche Matteo Messina Denaro.

Lui, Francesco Matrone (nella foto), classe 1947, colpito da due ergastoli per duplice omicidio ed altro, aveva i suoi fiancheggiatori inseriti nel mondo venatorio salernitano. Seguendo anche le abitudini di caccia, i Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Salerno, hanno stretto la cerchia fino all’arresto avvenuto in un casolare nei pressi di Acerno (SA). Piste venatorie che avrebbero portato i militari in Toscana ed in Montenegro. Matrone, alle prime domande degli inquirenti, avrebbe negato il coinvolgimento nelle battute di caccia, ma la sua apparizione a Firenze (la presenza di Matrone sarebbe stata accertata dai Carabinieri) sarebbe ricollegata proprio ad uno di questi viaggi. In particolare il figlio, in realtà un nipote cresciuto da Matrone come un figlio, nato nel 1980, è stato visto comprare attrezzi da caccia in un negozio vicino Lucca. Di loro, in quella occasione, si sono perse le tracce.

Poi i viaggi all’estero e in Montenegro in particolare. I cacciatori fiancheggiatori, arrivavano autonomamente. Non utilizzavano, cioè, agenzie di viaggio specializzate.

Il fucile da caccia, rinvenuto nel casolare di Acerno, nelle disponibilità di Matrone detto “franchino la belva”, non aveva la matricola abrasa ma era intestato ad un cacciatore fiancheggiatore del pericoloso latitante. Altri cacciatori con regolare porto d’armi, sono però stati attenzionati dai Carabinieri nel corso delle indagini che, stante quanto riferito dagli inquirenti, potrebbero riservare nuovi sviluppi. Da rilevare come nello stesso casolare di Acerno, all’interno di un furgone, è stato rinvenuto munizionamento da caccia ed una pistola giocattolo modificata e perfettamente funzionante. C’era pure la motocicletta di grossa cilindrata, notata nel corso delle indagini presso l’officina di Pasquale Matrone, cugino primo di Francesco, arrestato ieri. Tale luogo, individuato a Poggiomarino, è ritenuto dagli investigatori come ritrovo abituale per le riunioni degli accoliti di Matrone. Da lì partiva la motocicletta guidata dall’operaio forestale, anch’egli cacciatore, che si recava poi ad Acerno, dove, nel casolare di campagna, è stato arrestato Francesco Matrone e lo stesso operaio Gerardo Iuliano.

Quest’ultimo è accusato, assieme a Pasquale Matrone, di avere assistito il boss durante la latitanza, procurando quanto necessario oltre che i contatti con i familiari. In una occasione, Pasquale Matrone, avrebbe portato al boss un cucciolo di setter. In tutto, nel casolare di Acerno, sono stati trovati cinque setter da caccia e due maremmani, ora affidati alle cure del figlio.

Di collegamenti certi tra il mondo camorrista e quello venatorio, riferiscono anche le Guardie del WWF. In più occasioni, specie tra gli uccellatori, sono stati sanzionati noti individui con solidi legami con le organizzazioni camorriste dell’Agro Nocerino Sarnese. Non semplice disponibilità del territorio, ma una vera e propria integrazione nella camorra. Segnalati, sempre durante i controlli antibracconaggio delle Guardie WWF di Salerno, anche personaggi con precedenti penali di natura associativa. Del resto, proprio nell’Agro Nocerino Sarnense, ricade il paese di Scafati, che ha dato i natali a Francesco e Pasquale Matrone. Proprio da Scafati era partita l’automobile seguita dai Carabinieri, che li ha così condotti nel luogo ove Matrone è stato catturato. Era guidata, a quanto pare, dalla moglie di Francesco Matrone. Acerno è un Comune del Parco regionale dei Monti Piacentini.

Un particolare curioso. Nel corso dell’arresto di Pietro Aglieri, il boss della mafia palermitana catturato nel 1997 in una stalla abusiva di Fondo Marino, tra Bagheria e Ficarazzi, vennero ritrovate (oltre le vacche e l’altare del religiosissimo boss) due cani husky. Aglieri, così come ha fatto il boss Matrona con il figlio, ebbe a riferire di consegnare i cani alla madre. Inestricabili contraddizioni dell’animo umano. I Carabinieri, nel caso di Matrone, hanno sottolineato come i cani fossero tenuti in ottime condizioni.

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