GEAPRESS – “Piglia la pistola” gridava il bracconiere inseguito da Edoardo Stoppa nei vicoli di Casavatore, in provincia di Napoli. Un momento di nervi oppure una esagerata manifestazione di potenza? Di sicuro non c’è da scherzare visto che la cosiddetta primula rossa del bracconaggio, alias Giovanni Alleluia, al quale parrebbe potersi addebitare la mente che gestisce il bracconaggio, era agli arresti domiciliari con l’accusa di essere uno dei componenti del clan Moccia. Le accuse rivolte al clan, sono quelle di racket, usura ed anche, tanto per rimanere in tema di pistola, gambizzazioni.

Una nutrita schiera di affiliati, tra cui i cosiddetti “senatori”, ovvero una ristretta cerchia di accoliti, in diretto contatto con il capoclan. Uno schema, questo, più tipico delle organizzazioni mafiose siciliane che dei clan napoletani. Una mega retata ai danni del clan Moccia, venne eseguita dalla Polizia di Stato nel corso di una ampia operazione condotta nell’estate 2010. Poco prima, una persona mandata da Striscia La Notizia, aveva ripreso il sig. Alleluia nel suo negozio di animali di Afragola. Sono il primo bracconiere, diceva, e ti procuro scimmie (scontate) a 3500 euro, giraffe e zebre a 10.000, mentre cardellini, fanelli, fringuelli a blocchi di cento animali. “Te li porto lì”, diceva all’infiltrato di Striscia (VEDI VIDEO).

Ma lì dove? Quello che sembra venire fuori dal mondo degli iperattivi bracconieri napoletani, è una vera e propria organizzazione verticistica che ricetta fauna selvatica ed è in grado di consegnarla in ogni parte d’Italia. Gli uccellatori partenopei arrivano a piazzare le loro reti dalla Calabria fino alla Toscana, quasi al confine ligure. Importano dalla Sicilia soprattutto Fanelli e Cardellini, due piccoli uccelli protetti dalla legge. La Sicilia è però terreno di caccia inviolabile. Operano diversi gruppi, sopratutto palermitani e catanesi. Questi ultimi, in sinergia con messinesi e siracusani, riforniscono anche Malta. E di poche ore addietro la denuncia da parte dei Carabinieri nei confronti di due uccellatori sorpresi a Catania mentre avevano appena rifornito un camionista maltese. Nel passato sono avvenuti anche sequestri maggiori come quello operato nell’approdo di Portopalo (SR) di Capo Passero, di migliaia di piccoli uccelli di cattura, pronti ad essere prelevati da un peschereccio.

Secondo Antonio Colonna, Responsabile del Nucleo Operativo Antibracconaggio della Le.I.D.A.A., l’Associazione animalista presieduta dall’ex Ministro del Turismo Michela Brambilla, quello sventato ad Afragola (vedi articolo GeaPress) si prefigura come una sorta di vera e propria organizzazione impostata secondo schemi tipici dei clan camorristi.

Ci sono gli uccellatori sul campo, ovvero, come dicono loro, quelli che sono sempre in mezzo alla terra, e i ricettatori – riferisce a GeaPress Antonio Colonna – Poi le persone che consegnano, ma non solo a Napoli e dintorni, ma anche in nord Italia, dove erano sicuramente destinate le allodole trovate ad Afragola e che, per un uccellatore meridionale, non hanno significato. Questi uccelli – aggiunge il Responsabile Antibracconaggio della Le.I.D.A.A. – servono invece per i cacciatori del nord Italia e posso dimostrare, dai numerosi sequestri penali eseguiti, come su questi animali vengono poi applicati gli anelli che ne attestano la nascita in cattività“.

Gli uccellini, stante così le cose, verrebbero riciclati nel mondo degli allevatori ufficiali che, nel nord Italia, potrebbero rifornire i cacciatori di capanno.
 
Non solo allodole per il nord Italia – aggiunge Antonio Colonna – ma anche cardellini, fringuelli ed altri appartenenti all’avifauna protetta. Un commercio – spiega Colonna – che movimenta tanti soldi e giustifica evidentemente il costituirsi di una vera e propria organizzazione criminale, con i suoi capi, gli affiliati, i ricettatori. Un cardellino dal buon canto, può essere venduto anche alcune centinaia di euro, e stiamo parlando di decine di migliaia di animali e solo per alcuni di questi gruppi“.

Poi c’è Afragola e il sig. Alleluia. Edoardo Stoppa ha mostrato come nella sua casa tenesse una sorta di allevamento personale. Stante lo stesso comunicato della Polizia di Stato, a lui, nonostante gli arresti domiciliari, parrebbe tutt’ora ricollegarsi l’attività del negozio di animali di Afragola. Lo stesso documentato da Stoppa già due anni addietro.

La consegna dei cardellini all’infiltrato di Striscia è, invece, avvenuta a Casavatore, sempre in provincia di Napoli. Poi la corsa tra i vicoli ed il fermo dei bracconieri, ivi compreso quello che voleva una pistola, appena accortosi del tranello teso da Stoppa. Una operazione alla quale hanno dato un contributo fondamentale le Guardie della Le.I.D.A.A. (Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente).

L’unica cosa che non quadra, considerato il livello criminale cresciuto sul traffico di fauna selvatica, è la riottosità del mondo politico a rivedere i reati venatori, tra cui quello di uccellagione. Tutti reati di contravvenzione che mai potranno far paura a chi viola la legge, sia per la bassezza delle pene di ammenda che di arresto, di fatto di gran lunga inferiore ad ogni possibilità di scontare anche un solo secondo di carcere. In Italia per potere essere condannati ad una pena alternativa al carcere (ad esempio affidamento ai lavori sociali) occorrono tre anni di previsione reclusiva. Per il carcere, quattro. Per i reati venatori, ivi compresi i più gravi, si parla al massimo di un anno di previsione…

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