GEAPRESS – Seconda parta dell’inchiesta del Tg1, curata dall’inviata Roberta Badaloni, sui mercati della fauna selvatica. E’ andata in onda ieri sera nel telegiornale delle venti. Assieme al Tg1, GeaPress aveva già visitato (vedi articolo e video) una mostra mercato di uccellini a Carini (PA) ed il mercato illegale di Ballarò dove ogni domenica mattina vengono venduti migliaia di cardellini protetti dalla legge. Visitando la mostra, acquirenti e commercianti parlano. Noi registriamo tutto. Poi l’intervento del Corpo Forestale della Regione siciliana e le sanzioni.

Una notizia nel frattempo ci aveva incuriosito, ovvero dove acquistare il necessario per diventare provetti uccellatori. Un luogo nascosto in un vicolo buio? Qualche parola d’ordine per accedere ad un seminterrato? Non esattamente, anzi, con i giusti consigli, si arriva quasi subito al nocciolo del problema. Ci mettiamo così in cammino e gli inviati di GeaPress, aspiranti uccellatori, raggiungono un negozio di animali. Il proprietario, certamente, non si aspettava di avere a che fare con il Tg1. “Basta entrare in sintonia con il commerciante” ci aveva consigliato uno degli intervistati della mostra di uccellini. Pian pianino, infatti, il negoziante inizia a dare i suoi consigli. Mostra i cardellini di cattura, spiega come si fa a prenderli e da la disponibilità a fornire quanto occorre. Ci consiglia pure dove comprare la rete e come fare a montarla. Anzi a questo ci penserà lui. Dovremo solo portargliela e verrà poi consegnata perfettamente funzionante.

I cardellini sono catturati tutto l’anno” ci dice orgoglioso. “Ne muoiono e ne vivono“, spiega convinto. Poi chiediamo se può darci informazioni anche sul “vischio”, ovvero la colla che lascia impiastricciati gli uccellini una volta attirati con un’esca. Nessun problema, ce ne sono di vari tipi. Li vende tutti ma “aumma aumma“, ovvero di nascosto, perché è vietata, come i cardellini di cattura. Ci consiglia un tipo di vischio, meno invasivo di altri, che consente di ripulire l’uccellino catturato.

Continuiamo a parlargli e ci informiamo a questo punto su altri metodi. Detto fatto. C’è la vietatissima gabbia trappola. Ci lascia in negozio e si dirige in un locale attiguo. Poi raggiunge un portoncino in una via diversa da quella del negozio. Dopo qualche minuto rientra con la gabbia-trappola. Un meccanismo semplice e spietato. La gabbia è divisa in due vani. Uno inferiore dove viene rinchiuso un cardellino che dovrà fungere da richiamo e l’altro superiore dove verranno riposti dei semini particolarmente graditi ai cardellini (ha disponibili anche quelli). Un semplice meccanismo a scatto bloccherà il cardellino selvatico una volta entrato nella trappola. Ci lascia salutandoci contento e mettendosi a disposizione per qualsiasi altra diavoleria.

Usciti dal negozio ci ritroviamo nel traffico cittadino e nel caos delle leggi di tutela degli animali in Italia. La legislazione attuale, infatti, protegge blandamente gli animali selvatici. La norma, sotto il profilo del benessere animale, è infatti sempre più indirizzata alla tutela degli animali d’affezione (cani e gatti). Anche per questi, comunque, il reato più grave, ovvero il maltrattamento di animali (544/ter c.p.), non prevede l’arresto in flagranza di reato neanche nei casi più eclatanti. Si potrebbe, ad esempio, torturare orrendamente un cane, come successo recentemente a Qualiano (vedi articolo GeaPress) in provincia di Napoli, e rischiare solo una denuncia che molto probabilmente mai porterà a passare un solo giorno di prigione.

Ritornando ai nostri cardellini va prima precisato che il reato di maltrattamento vale solo per la condotte dolose. Non basta, cioè, aver causato un maltrattamento, ma occorre anche la volontà di voler maltrattare. Cosa, questa, niente affatto scontata in un processo contro un uccellatore. Rimane allora il debolissimo articolo 727 del Codice Penale, sulle inidonee condizioni di detenzione. Meglio passare avanti. Ed i reati venatori? Sono proprio le blande sanzioni amministrative, le vere cause del boom degli uccellatori italiani.

Solo a Palermo, nel mercato di Ballarò, 80.000 cardellini vengono venduti ogni anno. E questi sono solo quelli che arrivano al mercato, senza contare cioè gli altri che muoiono nei giorni immediatamente successivi alla cattura, se non già nella rete. Il fenomeno è diffusissimo in tutto il sud Italia. Napoli, Caserta, Reggio Calabria, Messina, tanto per citare solo alcuni dei tanti centri ove operano centinaia di uccellatori. Si deve inoltre considerare come la cattura di uccelli da richiamo non viene considerata reato in altre regioni italiane. Per meglio dire: il reato ci sarebbe, ma viene addormentato da varie leggi e leggine regionali che, sebbene puntualmente cassate dal TAR, dalla stessa Corte Costituzionale e finanche dalla Corte di Giustizia Europea, vengono riproposte guarda caso nei periodi migliori di attività degli uccellatori.

Una situazione indecente, innanzi tutto per la stessa fiducia dei cittadini nelle istituzioni, che vedono una giusta istanza (giusta ancorché normata) finire infangata da blande pene se non addirittura leggi truffa che stanno gravemente depauperando il patrimonio faunistico italiano. E pensare che grandi artisti al cardellino hanno pure dedicato la raffigurazione della Madonna. Chissà se l’uccellatore di Palermo è a conoscenza che il piccolo fringillide “particolarmente protetto” (sic!) dalla legge è il simbolo della sofferenza ed agonia di Gesù. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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