GEAPRESS – L’immagine più emblematica di quanto scoperto stamani dal NOPA (Nucleo Operativo di Protezione Ambientale) della Polizia Municipale di Palermo è quella di un cane, forse un Pit bull, mummificato.
E’ dentro quella stanza da anni, ma tanto chi lo viene a togliere..”, ci dice un abitante dei luoghi che accetta di accompagnarci tra i dedali dell’area industriale dell’ex Chimica Villa Igiea. Da decenni chiusa, come tante altre fabbriche della città, ma con tutto il suo potenziale distruttivo ancora ben conservato. Interi silos pieni di melassa, ricavata dalla lavorazione del lievito e poi tanto eternit, contenitori pieni di sostanze catramose ed i cani.

Con il nostro cicerone va tutto bene, ma appena accenniamo ai combattimenti, nessuno sa più niente. Figuriamoci la droga. Ci dice di un ragazzo morto tragicamente che aveva lì dentro i cani, ma appena si accenna al fatto che gli fu trovata addosso cocaina, tutto tace. Il pregiudicato della zona, amico di un noto grossista di animali da compagnia finito agli arresti per accoltellamento, non si occupa più di combattimenti.
No, fa un altro lavoro, legale, beninteso“, precisa il signore. Solo che in quel posto di legale non c’è niente. Quando dopo l’ennesimo furto, questa volta di una valvola di scarico dei silos, la melassa ha iniziato a fluire, qualcuno, infastidito dagli odori, ha chiamato il NOPA. Arrivati sul posto, già noto agli Agenti del Nucleo speciale della Polizia Municipale di Palermo, si è deciso di entrare subito ed in forze.

Un pò ovunque, tra le palazzine industriali diroccate, si sentono abbaiare i cani.
Siamo punto e d’accapo“, commenta un Agente. Nelle stanze frequentate da chissà chi, le scritte della Palermo apparentemente abbandonata: “Polizia merda”, “W la Mafia”, “W Totò Riina, Binno Provenzano, Salvatore Lo Piccolo”, poi anche un “baciamo le mani” ed ovviamente “cosa nostra”, messo quasi ad indicare il proprietario di uno degli accessi al piccolo bronx di Palermo. Poi una palazzina con tanto di porta blindata. I Vigili del Fuoco, nel frattempo arrivati assieme al Nucleo Cinofili della Polizia Municipale, agli Agenti della Polizia di Stato ed ai funzionari dell’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale) faticano non poco ad aprire quelle porte. Dentro, però, non c’è niente, tranne la foto di un ragazzo, deceduto mesi addietro in un incidente stradale.

A poco a poco arrivano i proprietari dei cani. C’è il posteggiatore abusivo, il disoccupato, il muratore. Arrivano tranquilli, come se nulla fosse successo. Uno, addirittura, mangia tranquillamente un panino e così rimarrà per tutto il tempo che occorrerà per identificarlo. Sanno che non gli si può fare niente. Dalle case vicine si fanno avanti varie persone che recuperano i beni di loro proprietà che avevano sistemato nei luoghi, così come i ragazzi avevano sistemato i cani. Impossibile controllarli tutti, l’area è enorme. Appena un Agente si allontana, subito fanno capolino per recuperare quanto possibile. E’ girata voce che tra poco il Magistrato sequestrerà tutta la zona. Meglio portare via quanto negli anni accumulato, anche se quella stessa zona è già sottoposta a sequestro. Nel frattempo, infissi, travi di legno, finanche decine di gabbiette piene di canarini. Fili della luce che sembrano liane e contenitori di metallo traboccanti di materiale catramoso. Un tipo, direttamente dal suo balcone, si è costruita una scala che conduce nell’ex Chimica Villa Igiea. Ha piantato un nespolo ed un mandarino. Sui muri, poi, ha disposto le piccole gabbie in legno per i cardellini di cattura. Gli Agenti del NOPA, assieme ai funzionari dell’ARPA, continuano ad ispezionare. Eternit ovunque, un pozzo forse pieno di inquinanti che potrebbe avere raggiunto la falda, e poi i cani.

Man mano che si avvicinano i cosiddetti proprietari, si fa sempre più chiaro cosa è quel posto. Una mega nursery di Pit bull, Rottweiler, Cane Corso, ed incroci. Dieci o forse di più, si attende che tutte le porte vengano aperte per vedere quanti cuccioli ci sono. Nessuno, però, presenta ferite ricollegabili a combattimenti. Solo un cane ha la coda tagliata.

Nel frattempo arrivano gli inservienti del canile municipale, ma i ragazzi rivendicano la proprietà degli animali. Sanno già che non gli si potrà far niente. Chi non ha microchippato il cane pagherà, ma evidentemente la cosa conviene. Il fetore dentro le stanze è insopportabile. Escrementi ovunque, la segatura intrisa di feci, lasciata ammonticchiata ai bordi esterni della porta. Un piccolo vano dove sicuramente devono essere stati detenuti i cuccioli, ha il pavimento che è ormai un tappeto di feci rapprese. Ma cosa ci fanno con quei cani? Forse uno status simbol, oppure vendono cuccioli.

Non dica che ha parlato con me – ci dice una signora dal balcone – . Se li vendono, se li vendono. Mettono gli annunci sul giornale. Poi, solo il Signore sa che fine fanno quei cani“.

L’Arenella non è nuova a questo genere di cose. Anzi è il quartiere di Palermo dove in assoluto, a cavallo tra gli anni novanta ed il 2000, furono registrati i più alti numeri di cani da lotta posti sotto sequestro. Anche allora vi erano una miriade di mini canili, sparsi tra la baracche in lamiera dell’ex cava Sailem e le strutture diroccate delle due ex industrie chimiche del posto. La Chimica Arenella e la Chimica Villa Igiea. I ragazzi, alcuni dei quali riconosciuti dai poliziotti per i precedenti per spaccio, allevano in questi tuguri i cani e poi se li vendono. A dire il vero, in un’area attigua, ci fu anche un piccolo rifugio di trovatelli. Infastiditi dall’abbaiare, qualcuno dette fuoco alla piccola struttura e morirono tutti i cani. Ai ragazzi dell’Arenella, però, non gli si può dire niente. Per loro, come hanno scritto su un muro, Arenella è Cosa Nostra.

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