GEAPRESS – Alla stalla, poco più che un rudere nelle campagne di Ciminna (PA), si è pure tentato di darle fuoco.
Ieri mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo si sono trovati innanzi 17 agnelli di circa 4 mesi più un montone, tutti sgozzati con una lunga lama passata per la gola.

Gli animali appartenevano ad un pastore del posto di 46 anni, vittima quasi sicuramente della più classica vendetta in stile mafioso. Secondo i Carabinieri, intervenuti sul posto, l’uccisione degli agnelli è da collegare alle controversie che si generano per la gestione dei pascoli abusivi. L’uso di queste aree, infatti, risponde ad un rigido protocollo quasi sempre frutto di leggi empiriche imposte con l’uso della violenza e della sopraffazione.

Rimane da capire cosa avesse violato il pastore, o se a sua volta è rimasto vittima di una prevaricazione. Raramente, però, i responsabili di tali gesti vengono scoperti grazie all’omertà che senza grandi turbamenti ricopre le campagne del palermitano. Spesso si tratta di asti portanti avanti per generazioni che generano vere e proprie faide, che si autorigenerano grazie ad usi e consuetudini vecchi di centinaia di anni.

Le uccisioni di bestiame, ma anche l’abigeato e il dare fuoco alle stalle, rappresentano i più tipici atti delle intimidazioni mafiose. Teste di capretto, ad esempio, hanno da sempre rappresentato uno dei più truci avvertimenti di mafia.

Un mondo illegale, indissolubilmente legato dallo sfruttamento degli animali.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).