GEAPRESS – Ci avevano detto che V.M. il martedì mattina è al porto ad attendere con la carrozza i turisti. Ogni domenica pomeriggio, invece, è in via Speziale, al Borgo Vecchio.

I Carabinieri, venerdì scorso, gli hanno comunicato che i suoi due cavalli sono stati sottoposti a sequestro amministrativo. Anche in questo caso i Veterinari dell’ASL di Palermo non devono aver trovato estremi per il maltrattamento. Ormai una consuetudine più che un’eccezione. Due piccoli locali. Uno di 18 metri quadrati e l’altro di appena 14. Nel primo una femmina di 15 anni con il mantello baio. Nel secondo un cavallino di cinque, sauro e stella bianca in fronte. Niente codice di stalla, niente microchip, niente esami sull’anemia equina. L’imposizione sanitaria è inderogabile. Trasferimento in stalla autorizzata. Così viene deciso.

Ed invece, ieri pomeriggio, in via Speziale si apre una porticina. Il bugigattolo è immerso nel buio più totale. Dentro c’è il figlio di V.M. ed il cavallo. Sauro, maschio, di cinque anni (ci dirà poi V.M.) e con stella bianca in fronte. Ovvero è il cavallo sequestrato e che invece dovrebbe risultare, ormai da 48 ore, in stalla autorizzata. Già, ma dove sono a Palermo le stalle autorizzate?

Il ragazzo fa sgambettare Stella Bianca per via Speziale. Il cavallino ha un problema alle zampe. Alcuni giorni addietro, ci dice V.M., è rimasto incastrato in un tombino e zoppica vistosamente. Le escoriazioni appena sopra gli zoccoli ci verranno invece spiegate da chi non ne può più di vedere quello strazio. “Sunni i surci“, ovvero i morsi dei ratti. Arrivano di notte, raggiungo il loculo dove è rinchiuso Stella Bianca ed hanno fame. Stella Bianca non può fare altro che scalciarli, cercando di non farsi male.

Forse però il mistero di Stella Bianca, dichiarato trasferito ed ancora nel suo loculo di paglia scura intrisa di urine ed escrementi, è presto chiarito. Ce lo spiega lo stesso V.M., arrabbiato con i giornali della domenica che hanno scritto, come riferito dai Carabinieri, che trattavasi di un pregiudicato. “I cavaddi li porto più avanti, che è autorizzata“. Cosa è autorizzata, secondo V.M., in pieno centro città? Un’altra stalla, ovviamente. Si tratta del locale di circa settanta metri quadrati dove sono detenuti Nino D’Angelo, Ciccio e Robertino. Diventeranno così cinque, in settanta metri quadrati. Settanta diviso cinque, fa nuovamente quattordici e tutto è di nuovo a posto.

Nino D’Angelo, Ciccio e Robertino appartengono a G.I., anch’esso pregiudicato ed anch’esso abitante nei pressi. Nino D’Angelo ha sei anni, baio e (ovviamente) maschio. Nella relazione veterinaria, però, bisogna essere precisi. Tutte le attribuzioni di Nino D’Angelo, devono essere specificate. Così come per Ciccio, un pony di circa sei anni e con il mantello pezzato bianco e rosso. Robertino, invece, era meglio che non venisse trovato. Rischia di far venire a galla qualche piccolo inghippo autorizzatorio in contrasto con quel maledetto regolamento d’Igiene del Comune di Palermo che vieta le stalle in città.

Baio, nove anni e meticcio. Ma soprattutto, Robertino, ha il passaporto. E’ l’unico, infatti, fornito di microchip. Gli altri due non hanno niente, ivi compresi gli esami per l’anemia equina. Ad un microchip, però, deve corrispondere un codice di stalla. Vuoi vedere che si tratta proprio della sua stessa casupola, ovvero quella di Nino D’Angelo, dove V.M. conta di trasferire i suoi cavalli? A Palermo si può. Un codice di stalla sarebbe registrato, secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress, addirittura nei locali diroccati che sarebbero in comunione con una chiesa anch’essa pericolante (vedi articolo GeaPress). Antiche tradizioni, dure a morire e forse agevolate da qualche sbadataggine. V.M., del resto, bada ai cavalli da lungo periodo. Così era per suo padre e prima ancora per suo nonno.

E Stella Bianca ancora nel loculo? “E’ per il bambino“, ci dice V.M. Affetto paterno, quando non è facile accorgersi che i figli crescono e già da alcuni anni sono in possesso del cavallo generazionale. “Cose da pazzi – ci dice nervoso V.M. – ora a Palermo non si può più tenere il cavallo. A Palermo una cosa di questo genere non si era mai sentita“. Viene da pensare che abbia proprio ragione. Lui, il papà, andava a prendere la sabbia per l’edilizia scaricata nella banchina della Cala, ovvero il porto vecchio della città. “La sabbia ora non c’è più – ci dice V.M. - i signori si manciarunu tutto“. Proprio non gli può pace. Ancor di più della sanzione di 14.200 euro contestatagli e che probabilmente non pagherà mai. Non riesce a digerire che a “a Palermo non deve tenere u cavaddu. Questa è una vergogna – aggiunge lasciandosi un po’ andare – cinquanta guardie per il cavallo del bambino“.

Quello che però lo disturba particolarmente è il fatto che sia stato detto della “puzza“, ovvero l’estrema sintesi delle svariate normative sanitarie violate. Per il resto il sequestro è amministrativo non essendo scattato il maltrattamento. La nuova stalla (per modo di dire) è lì vicino. “Chidda è autorizzata“, ci indica V.M. Ed è proprio quella …., quella di Nino D’Angelo! A non più di venti metri da altra casupola ben chiusa e con tanto di scritta nel portone metallico: “scuderia martino“. Così è scritto, a colpi di pennello. Stiamo parlando, in un pomeriggio di domenica, proprio a metà tra la “scuderia” di V.M. e quella che detiene Nino D’Angelo. Questa è speciale. Un ferro di cavallo accanto all’altro, tutti colorati ed appesi al portone di metallo ed anch’esso ben chiuso. Noi, invece, ci accontentiamo dei colpi di pennello della “scuderia martino“.

A Palermo – ci dice ancora V.M. – i cavaddi puzzano!? Le macchine invece puzza non ne fanno?“. Non lo sa, ma V.M. riesce anche ad essere simpatico. Esterna, nel suo nervosismo, il più tipico humor palermitano. Un misto di “grevianza” (equivalente ad una sorta di annoiata risata senza più apparentemente motivo) e sottendimento. Si scatena poi con poco serene espressioni a proposito del nostro Presidente della Repubblica. Se la prende con i Carabinieri ed il recente terremoto che ha colpito Palermo. Infine il Governo che non gli da “i piccioli“.

In fin dei conti con V.M., si può anche parlare. Caricava il carretto di sabbia. Erano gli anni del boom dell’edilizia mafiosa e della ricca borghesia collusa con le famiglie di potere. Hanno mangiato tutti ma a V.M., di quella sabbia, non è rimasto niente. Fa il muratore e da un anno e mezzo è disoccupato. Non lo conferma, forse inizia ad insospettirsi, ma di carrozze per i turisti e qualche corsa galeotta non ne parla. Il sauro per il bambino è solo per le passeggiate.

Tra pochi giorni a Palermo ci saranno le elezioni. I candidati, nei teatri del centro, ovvero a non più di duecento metri dalla casa di Nino D’Angelo, competono per la città che promettono capitale d’Europa. V.M., invece, è restato con il suo cavallino senza niente in regola come in una strada della periferia sabbiosa di Mogadiscio.

Ma a giorni le cose cambieranno. Ci saranno le elezioni e Stella Bianca si trasferirà dal suo amico Nino D’Angelo, ovvero venti metri più avanti, in quattordici metri di superficie, sempre in via Speziale.

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