pecore morte
GEAPRESS – Riveste ancora molta importanza il reato di furto di bestiame nelle vicende della mafia cosiddetta agricola della provincia di Palermo. Tra i reati contestati a seguito delle indagini dei Carabinieri di Monreale (PA) che hanno portato il GIP del Tribunale di Palermo ad emettere sette misure di custodia cautelare, compare infatti l’abigeato. Una fonte di reddito illecita non indifferente visto che, secondo i Carabinieri, rappresenterebbe una integrazione dei proventi delle estorsioni e della droga.

L’intervento oggi reso noto rappresenta un ulteriore approfondimento dell’indagine di più ampia portata denominata  “Nuovo Mandamento” (vedi articolo GeaPress ). Già negli scorsi mesi, infatti, le indagini dell’Arma avevano documentato la riorganizzazione territoriale di cosa nostra nella parte occidentale della provincia di Palermo. In particolare si tratterebbe della creazione di una nuova sovrastruttura di coordinamento, individuata nell’area di Camporeale, dei due storici mandamenti mafiosi di San Giuseppe Jato e Partinico.

Tra gli altri reati ora contestati anche concorso in associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso in estorsione aggravata e continuata, concorso in tentata estorsione aggravata e continuata

Le indagini dei Carabinieri di Monreale, hanno ora  permesso di ricostruire il possibile “modus operandi” ed i compiti dei soggetti coinvolti. Ogni ricostruzione dei furti di bestiame ha infatti consentito di individuare il “basista”, ovvero colui che aveva il compito di scegliere la vittima, studiarne le abitudini ed il luogo dove doveva essere effettuato il colpo. Veniva inoltre accertato per ogni singolo furto anche chi aveva il compito del “palo”, cioè deputato alla vigilanza ed al controllo, mentre i complici compivano il furto degli animali. Questi, oltre ad essere destinati alla macellazione clandestina, venivano anche reimpiegati per il pascolo nelle aziende agricole degli stessi mafiosi.

L’attività delittuosa ha rappresentato per l’organizzazione criminale un’importante fonte di sostentamento, ad integrazione dei proventi delle estorsioni e della droga.

Con l’operazione oggi comunicata dai Carabinieri viene ricostruito un ulteriore furto (rispetto ai 5, tra consumati e tentati, già contestati con la precedente operazione) avvenuto in danno di un allevatore della provincia di Trapani. In tutto novanta  ovini. Il furto era stato anticipato però da un tentativo andato a vuoto. Gli autori materiali, dopo diversi sopralluoghi e dopo essersi appostati (secondo i ruoli ad ognuno di essi assegnato, tra cui anche un complice per il controllo della vittima presso la sua abitazione), fuggivano spaventati da una luce azzurra simile a quella dei lampeggianti di una pattuglia dei Carabinieri. Questo quanto intercettato dai Carabinieri sullo specifico episodio:  “Ma se c’era un lampeggiante, c’era…Come abbiamo visto quel lampeggiante, minchia ho detto… minchia ho detto sbirri sono! E infatti ci siamo buttati di qua, di più quello ha detto minchia mio figlio, infatti abbiamo lasciato il camion là e siamo partiti”. In verità la luce che li aveva fatti scappare era: “Lo sai che cos’è che è… zanzariera è”.

In merito a quest’ultimo furto, gli ulteriori approfondimenti di indagine consentivano di dimostrare come gli ovini erano stati comunque rubati in data successiva.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati