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GEAPRESS – I Militari della Compagnia Carabinieri Palermo San Lorenzo hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla P.G. per “divieto di combattimenti tra animali in concorso”, nei confronti di sei soggetti, d’età compresa tra i 20 e i 30 anni, tutti residenti nel quartiere Zen 2 di Palermo e per “maltrattamento di animali in concorso”, nei confronti di due degli stessi.

Il provvedimento, emesso dal GIP presso il Tribunale di Palermo, Dott.ssa Daniela Cardamone, è scaturito dalle indagini dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica, Dott. Siro De Flammineis, e condotte dai militari della Stazione Carabinieri di Palermo San Filippo Neri.

I fatti risalgono allo scorso marzo quando, nel corso di un controllo stradale, i militari sorprendevano in un’autovettura in transito in via Leonardo da Vinci, i cinque intenti a visionare un video su una fotocamera digitale. Alla vista dei Carabinieri, la telecamera sarebbe stata  nascosta.

Insospettiti, i militari approfondivano l’accertamento, notando prima gli abiti sporchi di sangue indossati da una delle persone, e poi verificando come i filmati memorizzati nella videocamera riproducessero un sanguinoso e cruento combattimento tra due cani “pit bull”, tenuto in un “ring” costituito da un recinto di legno ed una moquette verde, a cui assistevano diversi spettatori/scommettitori.

Gli animali venivano incitati, riprendendo altresì la scena con cellulari e telecamere. Nella circostanza, alle domande dei Carabinieri, il soggetto rinvenuto con gli abiti insanguinati rispondeva di aver fatto partecipare il proprio cane ad uno di quei combattimenti rifiutandosi di fornire indicazioni su dove si trovasse il ring e lo stesso animale, deceduto a seguito della lotta.

Da un’attenta visione dei filmati, i Carabinieri riuscivano però ad identificare 5 degli individui ritratti nelle immagini sequestrate. Uno era all’interno del ring ad operare, sempre secondo i Carabinieri, nella qualità di “aizzatore” di uno dei Pit bull.

Nel giungo scorso il risvolto delle indagini. I militari, infatti, rinvenivano nel quartiere “ZEN 2”, su un  terreno incolto compreso tra via Marchese Pensabene e via p.v. 46, un’area recintata con reti di materassi e bancali, ove era stato attrezzato un “ring”, simile a quello filmato nei video sequestrati. Era in atto proprio un combattimento tra cani.

Nel corso dell’operazione, diversi soggetti, alla vista dei militari, si davano a precipitosa fuga, ma i Carabinieri riuscivano comunque a bloccare tre dei fuggitivi, di cui uno minore. Ispezionando i luoghi i militari rinvenivano e sequestravano 6 cani pit bull, di cui uno ancora presente all’interno del ring, visibilmente sanguinante per diverse ferite inferte alla testa, al collo ed alle orecchie nel corso della lotta, e 5 custoditi in fatiscenti box artigianali. Inoltre, si constatava la presenza di diversi altri animali, tra i quali una pecora, alcuni conigli, nonché un gallo, ormai deceduto, su cui ancora era attaccata una flebo, probabilmente utilizzata per somministrargli delle sostanze dopanti.

I Carabinieri, quindi, richiedevano l’intervento del veterinario del canile municipale, il quale accertava l’entità e la probabile causa delle lesioni riscontrate sull’animale reduce dal combattimento e controllava lo stato di salute degli altri cani, verificando l’assenza su ognuno di loro dei previsti microchip di riconoscimento. Nella circostanza, diverse donne, residenti nel quartiere San Filippo Neri, intervenivano reclamando la proprietà di alcuni dei cani rinvenuti e mostrando dei libretti riportanti alcune vaccinazioni eseguite sugli animali, i quali venivano opportunamente posti sotto sequestro ed in seguito consegnati ai responsabili del servizio municipale.

Al termine dell’attività, però, i 6 animali, su disposizione dell’A.G. e con l’aiuto di alcuni volontari, venivano trasportati e ricoverati presso il locale ospedale veterinario, ove potevano ricevere le cure opportune. A seguito della loro confisca, disposta dal Tribunale di Palermo, i 3 cuccioli e la femmina venivano affidati al canile municipale, mentre i due maschi adulti, fortemente provati dalle molteplici lotte a cui erano stati costretti, venivano affidati alle cure di una comunità di recupero per “ex combattenti” di Lascari (PA). Attualmente i cani si trovano tutti presso il canile municipale di Palermo, in attesa di eventuali ed auspicate adozioni, date le loro buone condizioni di salute, anche grazie all’interessamento dell’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali).

Le indagini dei militari dell’Arma sono ancora in corso per riuscire ad identificare gli altri soggetti ripresi nel video incriminato, come per esempio l’altro “istigatore”, il quale indossava una tuta bianca del tipo monouso per evitare di sporcarsi col sangue del proprio combattente, e fermare il lucroso business (si parla di scommesse da migliaia di euro) che si è creato attorno a tale illecito nonché crudele fenomeno.

L’attività di monitoraggio dei Carabinieri si sviluppa anche dall’alto, con l’ausilio degli elicotteri del 9° NEC di Palermo, su cui sono installate strumentazioni di ultima generazione che permettono, anche in orario notturno, ai militari di perlustrare le aree cittadine maggiormente interessate dal proliferare dei ring incriminati, attraverso l’acquisizione di immagini dettagliate, anche all’infrarosso.

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