GEAPRESS – Nella giornata di ieri i Baschi Verdi della Guardia di Finanza di Palermo hanno portato a termine una brillante operazione che finalmente ha fatto luce in uno dei tanti buchi neri della città di Palermo. Un mega allevamento con annesso macello abusivo frequentato, in quelle ore, anche da cittadini extracomunitari. Circa 150 animali, tra cavalli, pecore, capretti ed agnelli affidati, purtroppo, in custodia giudiziaria agli stessi proprietari. Provvedimento di “tutela” (sic) frequentemente così adottato nell’impossibilità di trovare altra sistemazione per gli animali. L’allevamento, confinante con il quartiere Zisa, era in effetti ubicato all’interno di altro quartiere, ossia Danisinni. Negli ultimi spazi di verde ai piedi dell’Assemblea Regionale Siciliana, insistono due grossi allevamenti di animali. Uno destinato esclusivamente a cavalli e l’altro (quello sequestrato) evidentemente utilizzato anche come macello.

Tra i quattro denunciati, un pregiudicato per tentato omicidio, furto e rapina. Allevamento e macellazione abusiva, dunque. Ieri era la festa del sacrificio, festeggiata dai musulmani anche con il rituale dell’agnello o capretto ucciso per dissanguamento. Pratica prevista, in Italia, anche per i macelli ufficiali. La tradizione religiosa, valida anche per le comunità ebraiche, contrasta con lo stordimento dell’animale, praticato per alcune specie e nei macelli ufficiali.

Vi è da ritenere che nel macello sequestrato ieri, ricavato in alcune casupole a grotta, ovvero inglobate nelle nicchie di roccia calcarenitica, non ottemperasse a nulla di quanto previsto dalla legge, a prescindere, cioè, dalle usanze religiose.

Anche in questo caso nessuna seria preoccupazione per i proprietari del take away dell’agnello sgozzato. Il reato delitto di cui al 544/bis del Codice Penale (uccisione di animali) non prevede l’arresto in flagranza di reato e l’imputato potrà tentare il percorso del rito abbreviato. Di sicuro, ad un probabile nullatenente, non farà paura alcuna somma da sborsare.

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