corsa cavalli Palermo
GEAPRESS – C’è qualcosa che riguarda i cavalli, nel nuovo intervento dei Carabinieri di Palermo ai danni del mandamento mafioso di Bagheria (PA). Ventuno fermi eseguiti dal Nucleo Investigativo di Palermo, dalla Compagnia di Bagheria e dal Reparto Anticrimine di Palermo coordinati  dal Procuratore Aggiunto dott. Leonardo Agueci e dai Sostituti Procuratori,  dott.ssa Francesca Mazzocco e dott.ssa Caterina Malagoli della D.D.A. Di Palermo.

Una vasta operazione che vede a vario titolo coinvolte diverse persone accusate per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni, rapine, detenzione illecita di armi da fuoco, scambio elettorale politico mafioso e traffico internazionale di stupefacenti.

Elementi già noti alle cronache pluriventennali di mafia ed altri, invece, di più recente acquisizione nel corso delle scalate ai vertici  criminali.

Nessun riferimento diretto alle corse di cavalli, mentre molto di più ci sarebbe in merito alla gestione occulta delle agenzie di scommesse sportive. I guadagni sarebbero stati destinati al mantenimento delle famiglie dei detenuti.

In merito alle nuove affiliazioni, riferiscono i Carabinieri, Cosa nostra bagherese costituisce però un archetipo criminale che si colloca a metà strada tra il vecchio e il nuovo. Un sodalizio criminale capace di rimodulare rapidamente i propri assetti per essere sempre presente in maniera incisiva sul territorio. Le tradizioni, non vanno scordate ma rispettate.

L’ingresso nelle file del sodalizio è pertanto considerato un momento fondamentale nella vita del mafioso. Si avvia così, un legame indissolubile di appartenenza e, pertanto, da enfatizzare con i rituali più antichi della affiliazione. Si tratta della famosa “punciuta” e della presentazione delle nuove leve agli anziani uomini d’onore.

Non meno importante la formazione e l’addestramento delle nuove leve che, secondo una ottimistica visione strategica, riferiscono sempre i Carabinieri, rappresentano il futuro di cosa nostra. Persone da  indottrinare, se necessario anche con le maniere forti. In questo caso le intercettazioni dell’Arma hanno rilevato lo specifico riferimento al mondo del cavallo. Giovani cavalli, ovviamente. Anzi, più esattamente, come intervenire nei confronti dei “giovani cavalli da trotto“. Un modello “didattico” da traslare per la formazione del novello mafioso.

Questo è quanto si evince in una delle  intercettazioni dei Carabinieri.

Se poi ci sono segni di insofferenza, il modello è sempre lo stesso: il cavallo da trotto.  “Quando vedi che nella salita fanno le bizze…piglia e colpisci con il frustino….sulle gambe…che loro il trotto non lo interrompono…purtroppo i cavalli giovani così sono”.

A quale salita è riferita la “cultura” mafiosa del cavallo? I Carabinieri non aggiungo altro ma è chiaro che negli ippodromi, a differenza della corsa clandestina, di salite non ve ne sono. Nei circuiti illegali  lo sprint finale è invece in salita. Avviene così, ad esempio,  nel tratto finale del “circuito” compreso tra via Oreto ed il carcere  Pagliarelli di Palermo, così come, nella stessa città, in via Ernesto Basile.

Volendo rimanere nell’area del mandamento mafioso di Bagheria, c’è il tratto finale di Corso Italia, ad Aspra, oggetto di un intervento, ormai datato, dei Baschi Verdi della Guardia di Finanza di Palermo. Per non parlare, poi, della salita in contrada Cannita, tra Bagheria e Villabate. In quel caso le segnalazioni pervenute più di recente, riferiscono di gare da tiro, con tanto di carri pieni di sacchi di cemento. Non trotto, dunque, ma comunque sempre in salita. “Piglia e colpisci con il frustino“, ed impari a diventare mafioso.

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