GEAPRESS – Ore 23.00 di domenica notte. Via Ernesto Basile, la strada che separa i padiglioni universitari ed un quartiere di sottoproletariato senza speranza. Per la corsa è tutto pronto. I calessi partono veloci protetti dal solito codazzo di decine di scooter, ma appena arrivati, già sfiniti dalla salita, sotto la casa dello studente qualcosa non va. Il calesse di sicuro si rompe, un pezzo colorato è ancora sul marciapiede, ed il giovane cavallo cade a testa in giù rompendosi il muso e lacerandosi il collo sul bordo del marciapiede o in pezzi di calesse. Attimi concitati, la corsa deve durare il meno possibile, potrebbe arrivare la Polizia. Il cavallo è ancora vivo. Perde copiosamente sangue. Viene tirato per le zampe sul marciapiede, si contorce, sputa sangue, infine allunga il collo e muore guardando la strada. Tutti via, di corsa, con i resti del calesse.

Da dove provenivano i cavalli? Chiediamo ad un signore che si avvicina al povero cavallo. Da Danisinni o da Ballarò, oppure dalla Zisa, come dall’Oreto, da tutta Palermo, insomma. Perché l’intera città è piena di stalle abusive. Le Forse dell’Ordine sequestrano, ma la politica che governa, non bonifica.

I fantini non sono stupidi. Sanno perfettamente che il Codice della Strada li autorizza a percorrere con il calesse, l’asfalto delle città. Finché non competono, non gli si può fare quasi niente (vedi articolo GeaPress), se non piccole sanzioni amministrative per ancor più piccole omissioni che sicuramente non pagheranno. Se poi competono, il Codice della Strada li considera molto meno di una corsa clandestina di automobili. La legge contro i maltrattamenti gli provoca solo una risata.

In pratica hanno via libera perché nessuno questa estate, quando fu riformato il Codice della Strada, pensò che mezza Italia tiene i calessi da corsa nel traffico urbano. Per il Codice sono “veicoli a trazione animale”. Praticamente sono rimasti solo loro, come in una Italia ottocentesca agro silvo pastorale. I cavalli provengono dalle scuderie che corrono negli ippodromi. Vengono acquistati all’età di 4-5 anni al prezzo di circa 800 euro e riciclati in strada nelle corse e nelle carrozze per i turisti. Sono quasi sempre le stesse stalle anche se alcune sono specializzate solo per le corse. Poi, quando il cavallo non tira più, finisce macellato, ricavandoci più o meno lo stesso prezzo dell’acquisto.

L’ultima corsa in notturna in via Ernesto Basile, è stata bloccata lo scorso febbraio dalla Polizia di Stato (vedi articolo GeaPress), mentre sulla circonvallazione cittadina si è svolta proprio ieri mattina alle 5.50. Poi gli allenamenti. Il mercoledì ed il sabato. Singoli calessi lanciati al galoppo nel traffico della tangenziale (se rispettano il limite di velocità il Codice della Strada glielo consente) e dietro, in macchina, gli stallieri con il cronometro. Poco prima di entrare nel circuito, un tizio, con uno scooter si avvicina al cavallo e mette qualcosa tra il muso ed il naso. Si dice che sia cocaina.

La segnalazione del cavallo morto sul marciapiede di via Ernesto Basile, è stata raccolta dalla Polizia di Stato che ha informato la Polizia Municipale di Palermo. Avvisato il Medico Veterinario , si è così certificata la morte dell’animale. Si attende ora l’intervento di una ditta specializzata per la rimozione del povero cavallino. Il Codice della Strada fornisce loro la strada, il mondo della politica fa finta di non accorgersi delle centinaia di stalle abusive, il Comune chiama la ditta per lo smaltimento dei resti. Un servizio di eccellenza.

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VEDI AGGIORNAMENTO 29/03/2011

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