GEAPRESS – Il cane randagio proprio non si riesce ad allontanare. L’odore è fortissimo e prima di avvicinarsi a quello che resta del povero cavallo, bisogna prendere un’abbondante boccata d’aria. Il randagio, però, ha altre esigenze. Il proprietario del cavallo è anch’esso lì vicino. Non troppo, però. Ci sono i Carabinieri. Non finisce mai di guardarci, ma se provi a chiedere a qualcuno dei ragazzi del quartiere di Ballarò, nel pieno centro storico di Palermo, nessuno sa niente.

In un certo senso se i resti della macellazione si sono ritrovati è merito dell’AMIA, l’azienda municipalizzata di Palermo che dovrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) provvedere alla raccolta dei rifiuti. Quell’angolo, poi, tra via Mongitore e via Villanueva, è un luogo solito di accatastamenti di immondizia. Uno dei tanti di Palermo, dove i palermitani bene non vanno mai. Se in questi giorni non avessero tardato la raccolta nessuno si sarebbe accorto del povero cavallo. Era stato sistemato dentro dei sacchi dell’immondizia e disposto all’interno dei cassonetti. Il fetore della decomposizione ha però allarmato il vicino plesso scolastico che oggi ha riaperto i cancelli. Sono stati così avvertiti i Carabinieri che hanno a sua volta  allertato l’AMIA e i Servizi Veterinari dell’ASP.

La stalla del cavallo è vicinissima. Un cavallino da corsa come molti nelle decine di stalle, tutte abusive, della zona. Del cavallo resta la testa, l’estremità distale degli arti e le interiora. Resti di macelleria, sottolineano i Veterinari. Testa disarticolata e tagli precisi. I Veterinari arrivano intorno alle 14.00. Erano già stati chiamati per una tartaruga marina rinvenuta a Mondello. Poco prima era giunto un camion dell’AMIA. Ma loro sono venuti solo a disinfettare i cassonetti. Verrà poi un’altra squadra per levare l’immondizia da terra, ma il cavallo con il suo laghetto di sangue nero, rimarrà lì. Vanno, poi, via anche i Carabinieri. Un nugolo di ragazzini, nonostante il fetore insopportabile, rimane a guardare lo scempio. Continuano così il loro apprendimento.

Il proprietario, dicevamo, è nei pressi. Rientra in una baracca poco dopo che i Carabinieri sono andati via. Pochi anni fa vi fu uno sgarro, e dentro una delle fetide stalle un cavallo venne abbattuto a colpi di pistola. Il signore lì vicino, ogni mattina alle 9.00 è nella stalla. Spinge i liquami in strada, libera il cavallo dalle due corde che lo hanno immobilizzato tutta la notte a guardare il retro della porta, lo lega ad un pesante calesse in legno (quello da corsa rimane fuori appoggiato ad un muro) ed accompagnato da alcuni scooter fa più o meno sempre lo stesso percorso. Il cavallo deve allenarsi. Poi, in tarda mattinata, rientra, sistema il cavallo immobilizzandolo dietro la porta, e va via. Ci vediamo l’indomani sempre per il solito giro.

Ed intanto i resti del cavallino sono rimasti in via Mongitore. Speriamo che non debba ripetersi l’incredibile vicenda del cavallo delle corse clandestine morto in via Ernesto Basile (vedi articolo GeaPress) rimasto in terra per tre giorni dal momento in cui il Comune di Palermo ha dovuto indire una gara d’appalto per portarlo via. Quest’altro cavallo, secondo le indiscrezioni pervenute a GeaPress, proveniva da una stalla vicinissima alla piazza della Vucciria, un altro mercato storico di Palermo, come Ballarò. Al guidatore scivolarono le redini ed il cavallo, buttatosi improvvisamente di lato, si ritrovò mezzo fracassato (come il calesse), sul tetto di una fiat panda ferma al semaforo pedonale. Venne tirato per la zampe ed ucciso anch’esso con perfetto taglio da macellaio.

Pochi giorni dopo un altro cavallo finì su una automobile a Tommaso Natale, un quartiere da tutt’altra parte di Palermo (vedi articolo e foto GeaPress) . Quando arrivarono i Carabinieri il calesse era già scomparso. Il cavallo, invece, fece piantare i freni ad un treno metropolitano. La sua via di fuga, infatti, fu la ferrovia Palermo-Trapani.

Per il cavallo di Ballarò sembra comunque tutto chiaro, tranne che per la rimozione dei suoi resti. Non era però microchippato e la zona è piena di stalle abusive che il Comune non ha mai provveduto a bonificare. Le Forze dell’Ordine sono purtroppo un elemento estraneo. I ragazzi del luogo ti abbandonano subito, appena ti vedono avvicinare una “guardia”. Anche se si rintraccia la stalla come si fa ad inchiodare il proprietario che per tutto questo tempo ha assistito a debita distanza alla scena? Quale prova che sia lui il responsabile, visto che il cavallo non era microchippato?

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