GEAPRESS – Fermi, durante il corteo, nei cosiddetti “Quattro Canti” di città. Nel cuore della Palermo antica, il quadrivia che divide la città nei quattro mandamenti storici, ognuno dei quali con le sue stalle abusive. Bella manifestazione organizzata sabato pomeriggio dalla LIDA e dall’OIPA di Palermo, e dal Dipartimento animalista-Gruppo Gandhi-Liberacqua Onlus. Al di là dei numeri dello stesso corteo; una sessantina di partecipanti all’inizio arrichitosi lungo il percorso con decine di adesioni di cittadini. Un abbraccio ideale con altre manifestazioni animaliste, come quella di Firenze contro le pellicce oppure a Montichiari (BS) contro gli stabulari della vivisezione. Ma a Palermo, animalismo vuol dire (anti)mafia, ed è grave, come sul tema delle corse clandestine, che a prenderne consapevolezza siano solo gli animalisti.

Siamo scesi in piazza contro lo sfruttamento animale che deriva da questo tipo di attività illegali, ma soprattutto contro un sistema mafioso più forte e spregiudicato che mai” dicono a GeaPress gli attivisti della LIDA di Palermo. Ma di chi è la colpa? Nessun dubbio: per i volontari tutto questo è dovuto all’assenza di azioni radicali. Manca, cioè, una volonta politica.

Lo striscione iniziale riporta come “vergogna cittadina“, il fenomeno della corsa clandestina. Successivi slogan focalizzavano, poi, sul nocciolo del problema. “Codice della Strada a servizio della mafia” ed inoltre “Istituzioni assenti, animalisti presenti“. Ed infatti è il Codice della Strada che consente ai fantini di mafia di allenarsi ogni giorno per le strade cittadine (vedi articolo GeaPress), una o più volte la settimana trasformate in ippodromi. C’è poi il mondo politico, clamorosamente assente proprio nelle sue rappresentanze istituzionali, sebbene le sedi di Provincia, Comune e Regione ricadono a poche decine di metri dal baricentro dei quartieri storici di Palermo. Tutte Istituzioni, ovviamente, circondate da stalle clandestine. Almeno quelle del centro storico, ma l’intera città ne è piena, così come altre città della Sicilia, ma anche della Calabria e della Campania.

Il cavallo si acquista all’ippodromo, va in strada per le carrozze dei turisti e le corse, e poi al macello. Eppure qualcosa si muove. Lo hanno fatto ancora una volta gli organizzatori della manifestazione di sabato pomeriggio, ed è grave che nessuno, nel mondo politico istituzionale, capisca la connessione del problema con gli ambienti criminali anche di stampo mafioso.

Da piazza Verdi ai “Quattro Canti” a due passi dal mercato storico della Vucciria dove, secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress, c’è la stalla del cavallo morto lo scorso marzo durante una corsa in via Ernesto Basile (vedi articolo GeaPress). Poi lungo il Corso Vittorio Emanuele fino alla Cattedrale. Appena più avanti dell’altro mercato storico, quello di Ballarò, dove sul finire di aprile si rinvenne (a pezzi) un altro cavallo (vedi articolo GeaPress). Poche decine di metri da altre stalle recentemente sequestrate dall’Arma dei Carabinieri.

Abbiamo distribuito del materiale informativo sulle corse e la realtà che ruota attorno a questo tipo di attività – dicono a GeaPress gli attivisti della LIDA – E’ stato possibile urlare la nostra indignazione nei confronti di una città inerme, forse abituata alla realtà delle corse, al dominio che i cavalli e i loro fantini hanno delle strade e all’assenza totale delle istituzioni e di interventi volti a risolvere una volta e per tutte il problema“. Come non dargli ragione? Alle bonifiche delle aree abusivamente occupate dalle stalle, dovrebbe provvedere il Comune. Non lo fa neanche quando vengono sequestrate dalle Forze dell’Ordine.

Almeno, sabato pomeriggio, a Palermo le strade hanno gridato per cambiare. Contro la pericolosa assuefazione della routine di migliaiai di cavalli sfruttati, per finire la loro vita in un macello clandestino. Sono, a nostro avviso, questi segnali che inducono a pensare che le cose possono cambiare. Segnali la cui importanza, in una città che è l’emblema della corsa clandestina, va interpretata anche nella capacità di avere voluto e realizzato un corteo contro la corsa clandestina di cavalli, a due passi da decine di stalle. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte). 

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