GEAPRESS – E’ uno degli indagati nella maxi inchiesta dei Carabinieri di Messina che la scorsa estate (vedi articolo GeaPress) ha rilevato un variegato mondo criminale dedito ad attività illecite tra le quali quella delle corse dei cavalli. Pochi mesi prima c’era stata l’operazione “Piste di Sabbia” (vedi articolo GeaPress) con numerose denunce e arresti. In buona parte pregiudicati, già noti alle Forze dell’Ordine ma anche insospettabili come nel caso di alcuni veterinari.

La vicenda è ora finita in Cassazione, dove, lo scorso gennaio, la Terza Sezione Penale presieduta dal dott. Saverio Mannino, ha confermato la custodia cautelare alla quale l’indagato si era opposto perdendo però, in prima istanza, il ricorso al Tribunale del riesame.

Oggetto del ricorso erano due punti principali. La contestazione del ruolo di organizzatore e quello di far parte di una associazione a delinquere. La Cassazione, però, ha ritenuto che il materiale probatorio, raccolto anche tramite l’utilizzo di intercettazioni telefoniche, era rilevante tanto da giustificare la custodia cautelare in carcere non sostituibile da altra meno afflittiva. In particolare viene riconosciuto il “ruolo apicale” dell’indagato, ovvero di organizzatore.

Il motivo per il quale l’indagato ha cercato di dimostrare l’estraneità sia al suo ruolo di organizzatore che di partecipe di una associazione a delinquere, è semplice. Solo chi organizza, promuove o dirige, può essere imputato della massima pena di cui al reato di cui all’art- 544 quinquies ovvero, divieti di combattimento tra animali. I Carabinieri, grazie alle indagini durate anni ed all’uso delle intercettazioni ambientali, rilevarono la posizione dell’indagato che lo inchiodava alle sue responsabilità di organizzatore.

Non una persona a qualsiasi titolo coinvolta in combattimenti o competizioni, dunque. In questo caso varrebbero pene equiparabili ad un maltrattamento ed anche se vi è una partecipazione diretta (ad esempio allevatore o addestratore) nella competizioni o combattimenti. La partecipazione ad un vero e proprio programma criminale basato sul rapporto di fiducia dei partecipi, lo integra poi in una vera e propria associazione a delinquere ove, per quanto riguardava le corse di cavalli, l’indagato costituiva il vertice. L’associazione a delinquere si è potuta contestare essendo i reati di maltrattamento e competizioni non autorizzati, inseriti tra i “delitti”.

Resta in carcere, dunque.

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