GEAPRESS – C’è pure un professore universitario tra i venti nominativi degli arrestati, oggi alle prime luci dell’alba, dai Carabinieri di Messina e comunicati stamattina nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’operazione “Pista di sabbia”.

La “pista” è quella delle corse clandestine di cavalli, sulla quale hanno lavorato i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina partendo da indagini avviate fin dal 2006 dal Nucleo Operativo della Compagnia Messina Centro. I Carabinieri sono riusciti a mettere assieme i tasselli che portato all’individuazione di un’associazione a delinquere finalizzata alle competizioni clandestine di cavalli.

Un’organizzazione curata in ogni aspetto. Precisi compiti da rispettare per potere poi correre lungo il convenzionale nomignolo de “La Marina” che identificava in realtà il primo tratto della via Consolare Pompea a partire dalla Rotonda dell’Annunziata in direzione Ganzirri. Vi era poi “La Strada Larga”,ovvero il tratto della SS 114 ricadente in località Santa Margherita, ed il “Mare-Monti” cioè due percorsi in salita, lungo le arterie di Viale Gazzi e di Viale Giostra. Non mancavano poi le trasferte a Galati, a Giammoro ed in località Fondachello di Fiumefreddo in provincia di Catania, ove confluivano anche fantini di altre provincie limitrofe.

Quando chiediamo se gli otto cavalli sequestrati dall’Arma sono stati lasciati in custodia giudiziaria ai proprietari (… per non dire al macello) un graduato fa quasi un sobbalzo. Sono stati tutti portati via, ma non si può dire dove. In un posto sicuro e soprattutto funzionale al loro benessere.

COME SI ORGANIZZA UNA CORSA
Ma come funzionano le corse clandestine di cavalli a Messina? Non si tratta di una organizzazione verticistica, dicono gli inquirenti. Se ne deduce che non vi è un innesto automatico con organizzazioni criminali “superiori” ovvero di stampo mafioso, ma ognuno dei numerosi compartecipi ha un preciso ruolo.

Gli acquirenti dei cavalli sono gli stessi organizzatori ed è tra loro che si individua una cerchia ristretta di puntate sensibili, ovvero fino a 2000 – 3000 euro. Gli stessi personaggi allenano e si approvvigionavano di farmaci. Provvedono al reperimento dei locali da adibire a stalle fatiscenti ed in molti casi, sempre secondo gli inquirenti, ricadenti in aree demaniali abusivamente occupate. Individuata la strada per la gara il resto del lavoro viene lasciato agli altri solidali. Tra questi vi erano gli organici (che possono anche allenare o condurre gli animali in gara), ed altri da reclutare, se occorre, di volta in volta.

C’è chi cronometra o “scorta” i calessi in formazione. Questi ultimi costituiscono poi lo sciame di motocicli ed autovetture che isolano le aree prescelte e seguono, bloccando la circolazione veicolare, la gara. Fino ad ottanta centauri. E’ tra questi che avvengono le scommesse più numerose ma di scarso importo. 50 o 100 euro al massimo. Un fenomeno analogo a quello riscontrato in altre città, come ad esempio a Palermo, dove una gara top porta al massimo 10.000 euro.

Analogo discorso per i cavalli. Gli inquirenti nel corso delle indagini hanno trovato traccia di un solo cavallo spacciato per purosangue, ma in realtà un ¾ inglese incrociato irlandese. Tutti gli altri sono pony con caratteristiche dolicomorfe (analoghe ai purosangue inglesi), ovvero più idonei alle andature veloci e allungate. Nel migliore dei casi, ma non è il caso dei pony, un cavallo può valere intorno ai 4-5000 euro ma in genere, parlando sempre di prestazioni superiori, il valore si aggira tra i duemila, massimo duemilacinquecento euro. In gergo, i pony, li chiamano mezzi cavalli e potrebbero provenire da incroci locali. Nelle indagini dei Carabinieri sono rientrati pure alcuni filmati inseriti su You Tube e ripresi da GeaPress in precedenti servizi dedicati alle corse di cavalli clandestine. Tra queste la gara con un Paint horse (pony pezzato) visibile nel video che sotto proponiamo.

IL CONTROLLO DEL TERRITORIO E LE CONDIZIONI DEI CAVALLI
Nel corso delle indagini sono stati sottoposti a sequestro consistenti quantitativi di farmaci di varia natura, cateteri e siringhe, referti medici e fatture, calessi, cronometri e denaro contante, impiegato per le scommesse.

Secondo il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Messina, Colonnello Domizi, è stato infranto il senso di impunità avvertito e diffuso tra i membri dell’organizzazione. Il tutto fondato sulla consapevolezza delle difficoltà per le Forze dell’Ordine nell’azione di contrasto. Strade presidiate e la sicurezza di potersi avvalere della condizione di omertà indotta. In altri termini è stato spezzato il controllo del territorio. L’organizzazione, infatti, si impadroniva materialmente di porzioni del tessuto urbano, anche in orario diurno, perimetrando le aree destinate alle gare con presidi, assicurati da decine di centauri impiegati per interdire il flusso stradale e segnalare, eventualmente, il sopraggiungere di pattuglie delle Forze dell’Ordine.

Particolarmente penosa la situazione degli animali. Trattamenti farmacologici intensivi finalizzati all’incremento delle prestazioni agonistiche piuttosto che a scopi terapeutici, con grave rischio per la salute, praticati in molti casi con l’assistenza di veterinari compiacenti e con l’utilizzo di sostanze improprie. Un aspetto inquietante, sempre secondo i Carabinieri, è rappresentato dai maltrattamenti gratuiti inferti ai cavalli. Erano, infatti, addestrati e poi impiegati nelle gare in condizioni non adeguate alle loro caratteristiche. Percosse violente inflitte con bastoni ma anche oggetti improvvisati, come i caschi da motociclista.

GLI ARRESTATI
In tutto venti arrestati, di cui 12 agli arresti domiciliari. Tra questi tre Medici Veterinari ai quali è stato contestato il reato di concorso esterno. Il professore Giuseppe Catone, nato a Santa Teresa di Riva (ME) cl. 1956 associato di Clinica Ostetrica e Ginecologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Camerino. Dovrebbero, invece, essere Veterinari liberi professionisti il dott. Di Blasi Antonio, nato a Messina cl. 1971 e il dott. Naso Nazzareno, nato a Vibo Valentia cl. 1960.

Gli altri nomi, sempre per i domiciliari, sono: Graziano Cesare, nato a Messina cl. 1963, Mangano Salvatore, nato a Messina cl. 1979, Turrisi Antonino, nato a Messina cl. 1963, Tricomi Salvatore, nato a Messina cl. 1968, Tricomi Francesco, nato a Messina cl. 1989, De Salvo Giuseppe, nato a Messina cl. 1964, Currò Antonino, nato a Messina cl. 1980, Catrimi Vittorio, nato a Messina cl. 1981 e Squadrito Pietro, nato a Messina cl. 1973. Tutti arrestati per associazione a delinquere finalizzata al maltrattamento ed all’organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali.

Detenzione in carcere, invece, per Tricomi Davide, nato a Messina cl. 1975, Tricomi Antonino, nato a Messina cl. 1967, Romeo Antonio, nato a Messina cl. 1983, Currò Santo, nato a Messina cl. 1961, Catrimi Placido, nato a Messina cl. 1959, Scotto Carmelo, nato a Messina cl. 1976, Di Bella Mario, nato a Messina cl. 1983. Per loro il reato è lo stesso: associazione per delinquere finalizzata al maltrattamento ed all’organizzazione di competizioni non autorizzate tra animali.

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