GEAPRESS – Ieri sera il TG1 ha mandato in onda, nella edizione delle 20.00, una inchiesta condotta dall’inviata Roberta Badaloni, sul mondo delle corse clandestine di cavalli a Palermo. La giornalista, accompagnata da Giovanni Guadagna di GeaPress, ha documentato le corse dei cavalli che si svolgevano in particolare, tra il Foro Umberto I (Foro Italico) e via Messina Marine. Si tratta di zone di Palermo ancora caratterizzate da molte stalle con numerosi cavalli. Lanciati in folle corsa, sia al trotto che al galoppo, nel traffico cittadino della domenica mattina e fino a tarda ora. La zona, infatti, è segnalata anche per le competizioni notturne.

Scene impossibili per un paese civile, ma molto comuni nella città di Palermo così come in molti centri del sud Italia. Per un maggiore approfondimento su questo fenomeno si può vedere il documentario Horses from Hell  realizzato da GeaPress.

All’arroganza mafiosa, infatti, si aggiunge la beffa del Codice della Strada che punisce blandamente le competizioni non autorizzate con i cavalli e per nulla vieta lo sfrecciare di calessi da corsa nel traffico cittadino (vedi articolo GeaPress).

Coincidendo i luoghi – ha dichiarato Giovanni Guadagna di GeaPress – pensavamo alla battuta di Johnny Stecchino sul traffico di Palermo, ma era appena un attimo perchè subito si veniva superati dall’ennesimo calesse a tutta corsa“.

Alle più usuali (per un paese incivile) scene di calessi da corsa, si aggiungevano le performance di incredibili cowboys metropolitani che al galoppo, seguiti sempre dagli immancabili motorini, lanciavano il cavallo tra i palazzi della città. Un fenomeno ormai degenerato nonostante i frequenti interventi delle Forze dell’Ordine ai danni delle corse clandestine. Il riferimento di legge specifico, valido solo per le dimostrate competizioni tra più calessi, non è tanto l’inutile Codice della Strada, quanto le disposizioni contro il maltrattamento di animali (legge 189/04). Premesso che anche queste nulla o quasi possono contro lo sfrecciare di un calesse da corsa in città, si deve purtroppo precisare come in fase di contestazione del reato relativo alla competizione non autorizzata, se il consulente veterinario non certifica che il cavallo ha rischiato per la sua incolumità fisica, nulla si potrà fare.

Le stalle documentate dal TG1, poi, sono poco più che dei loculi per cavalli. L’animale rimane rinchiuso in luoghi ristretti, bui e malsani. In parecchi casi si tratta degli stessi cavalli che, al traino di una carrozza, accolgono i turisti nei luoghi storici della città ed al porto in particolare quando attraccano le navi da crociera.

L’unica maniera per risolvere il fenomeno è solo considerare che non siamo più in una Italia agro pastorale che necessitava, come prevede il Codice della Strada, dei veicoli a trazione animali. Questi nella realtà del 2010 equivalgono ai calessi da corsa dei fantini di mafia.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).