GEAPRESS – Le ‘ndrine calabresi in provincia di Imperia. I Carabinieri, nei giorni scorsi, hanno tratto in arresto una cinquantina di persone, tra Ventimiglia ed il capoluogo, accusati di vari reati tra cui usura, estorsione, violenza, spaccio di stupefacenti e poi, traffico illegali di armi. Ma cosa fanno gli affiliati nel tempo libero? Vanno a caccia, forse più o meno regolare, ma il fenomeno non è marginale e coinvolge reati relativi alla detenzione clandestina di armi uso caccia, come la custodia in luoghi diversi rispetto a quelli denunciati.

Noti e meno noti, comunque persone affiliate soprattutto alle ‘ndrine della piana di Gioia Tauro (RC). A dirlo a GeaPress è il Capitano Lorenzo Toscano, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Bordighera (IM). Si ricorda appena che la cittadina ligure ha avuto il Consiglio Comunale sciolto per mafia. Già nel 2010, i Carabinieri di Bordighera hanno comunicato all’autorità giudiziaria numerose notizie di reato relative proprio alla detenzione illecita di armi. In tutto 97 armi da caccia, ma anche da guerra. Nel 2011 sono già 34, tra fucili da caccia e pistole. Calabresi, ma non solo, almeno per la non regolare detenzione delle armi. Secondo il Capitano Toscano, infatti, è capitato più volte di imbattersi in cacciatori, anche locali, in possesso di armi regolari e non.

L’ultimo intervento non ha portato alla identificazione di persone ma si è concluso con la denuncia ad ignoti per detenzione abusiva di armi ed incauta custodia. La segnalazione era partita dalla Polizia Provinciale che aveva notato, in un casolare dell’entroterra di Bordighera, uno strano andirivieni di persone. Gli appostamenti subito iniziati dai Carabinieri in collaborazione con la stessa Polizia Provinciale, non erano però coincisi con i giorni di frequentazione del casolare che appariva in stato di abbandono.

Poi alle 23.00 dello scorso 15 giugno, l’irruzione. Nel casolare vi erano ben 500 cartucce di diverso calibro. Poi munizioni spezzate anch’esse di diverso calibro, un contenitore di polvere da sparo, tutto occorrente, secondo i Carabinieri, per l’uso venatorio. Poi lacci-cappio per ungulati ed attrezzi per uccellagione, compresi i richiami a funzionamento meccanico. Chissà chi erano i proprietari. Di sicuro i boschi della provincia di Imperia, non sono anch’essi esenti da sorprese.     

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