GEAPRESS – In pochi giorni ben tre operazioni di polizia volte alla repressione del fenomeno delle corse clandestine di cavalli. Ad intervenire Carabinieri, Polizia di Stato e Corpo Forestale dello Stato che hanno nel complesso rivelato uno spaccato tipico del mondo della corsa clandestina. Precedenti significativi ed in alcuni casi storici. Molise, Puglia e Sicilia le regioni coinvolte.

In Molise gli interventi operati dal NAS dei Carabinieri, hanno riguardato il controllo di numerose stalle, in buona parte abusive, appartenenti a famiglie di origine rom. Non si tratta di cittadini stranieri recentemente arrivati nel nostro paese, ma di italiani che vivono ormai da tempo in più regioni tra le quali Molise, Abruzzo e Marche. La passione per i cavalli è nota, ma meno indagato è forse il fenomeno della corsa minimizzato da alcuni rappresentanti della stessa comunità rom. A Termoli (CB), dove è avvenuto il blitz del NAS, vi era stato un altro intervento nel 2005, condotto dal Comando Compagnia. In quel caso venne individuata una vera e propria corsa clandestina alla quale partecipavano personaggi provenienti sia dal Molise che dall’Abruzzo. Da quest’ultima regione provenivano i partecipanti di altra competizione clandestina fermata dai Carabinieri a Falconara, nelle Marche (vedi articolo GeaPress). I militari riferirono di un fenomeno nuovo per il posto che era stato così stroncato sul nascere. Di un fatto insolito parlò anche il rappresentante dell’Opera Nomadi, sebbene il riferimento sembrava essere generalizzato a tutte le famiglie rom sparse lungo le regioni del medio e basso adriatico, che non al singolo caso di Falconara. A Termoli i Carabinieri del NAS hanno ora effettuato numerosi controlli nelle stalle, rinvenendo medicinali non detenibili. L’azione, finalizzata alla repressione delle corse clandestine di cavalli, parrebbe rilevare un substrato molto florido per un fenomeno che, riferiscono gli inquirenti, riprende vigore con la bella stagione.

Bella stagione che già da qualche settimana è arrivata in Sicilia. Forse per questo a Nicolosi (CT) la corsa era già in strada. Ad interromperla, lungo la strada provinciale 42 in contrada Nocilla, sono stati i Carabinieri. Venticinque veicoli che seguivano i calessi ed una cinquantina gli spettatori. I due cavalli dovrebbero essere di razza, forse addirittura dei purosangue inglesi. Sei i denunciati.

A Scorrano (LE), invece, un vero e proprio ippodromo in disuso (nella foto) utilizzato per la gara finale. I cavalli, infatti, sarebbero stati prima allenati nelle strade del circondario e poi trasferiti nel circuito dove è avvenuta l’irruzione della Squadra Mobile di Lecce e del Corpo Forestale dello Stato. Tredici cavalli posti sotto sequestro ed altrettante persone denunciate. In questo caso è stato contestato, oltre al reato di maltrattamento di animali, anche quello di associazione a delinquere. Evidentemente il materiale investigativo raccolto ha consentito di individuare un vero e proprio sodalizio criminale finalizzato alla gestione delle corse e, pertanto, delle verosimili scommesse clandestine.

Quello che colpisce, nonostante il continuo intervento delle Forze dell’Ordine, è il clima di sostanziale impunità che caratterizza i partecipanti a questi eventi. Anche per quelle zone dove ha avuto maggior peso l’intervento delle Forze dell’Ordine, le corse non solo si continuano a svolgere ma, con tanto di volto scoperto, vengono inserite su You Tube. Campania, Calabria e Sicilia. A Catania, poi, si registra tutto e su You Tube è possibile vedere, tra i tanti inserimenti, la corsa di “Lalla U Latitante” contro “Pinocchio”. A caricare il filmato è alfa926. Accedendo nel suo canale è possibile vedere, tra le performance canore di cantanti del genere melodico partenopeo, “Lalla contro Kimba”. Il sottofondo musicale è sempre partenopeo, ma di chiare origini sicule. Si stornella di persone in “coppa o’ motorino”, di “cavallo potente” e di “gente di rispetto”. Lalla ha poi una sorta di monografia, con tanto di foto di stalla e indicazioni delle strade dove corre. Il titolo, ovviamente, è “Lalla cavallo da corsa”. Visibile nella colonnina che scorre vicino alfa926 c’è poi “Adrano cavallo mafioso” sempre con canzone melodica dedicata al cavallo che “ci ha fatto guadagnare un sacco di piccioli”. Il cavallo mafioso è Jamaicano e in altro video si vedono i volti delle persone che badano all’animale, la stalla e le solite indicazioni stradali. Ma il top tra decine di account è la classe “pony”. Ad illustrare la loro performance è “ucalabrisi1987″. I suoi ultimi inserimenti sono di quest’anno e mostrano “Manuela Arcuri” ovvero la cavallina imbattibile guidata sempre dallo stesso soggetto con tanto di scritta sulla tuta “Scuderia Pierino – Ariazzeddu”. Una delle ultime corse mostra la cavallina tra le vie di un centro abitato del catanese. I ragazzi sugli scooter bloccano la circolazione stradale, passano tra i negozi, rasenti ai portoni della case, nei pressi dello svincolo con una grossa arteria di comunicazione. Poi la corsa. Sfrecciano, gridando e strombazzando con le motociclette tra hard discount, negozi di cucine e il distributore dell’Agip. Poi, in un invisibile punto prestabilito, sospendono il tutto. Le scommesse si gestiranno altrove.

Il motivo per il quale in maniera così tanto spavalda imperversano in Italia le corse clandestine di cavalli è abbastanza semplice. Gli interventi di Polizia non mancano, ed allora si deve andare a cercare nella legge che di fatto permette l’instaurarsi di questi fenomeni. Il maltrattamento di animali, nonostante gli slogan animalisti, non rappresenta un valido baluardo. Anzi, gli stessi interventi delle Forze dell’Ordine dimostrano come l’unico incentivo è dato dalla possibilità di potere contestare insieme al reato delitto di maltrattamento, quello di associazione a delinquere. Non è però cosa semplice. Occorrono indagini e l’individuazione di figure molto particolari all’interno dell’organizzazione, quali lo stesso organizzatore e il promotore. Viceversa il reato di cui all’art 544-quinquies sulle competizioni non autorizzate (previsto nella legge sul maltrattamento di animali) prevede pene equivalenti ad un qualsiasi maltrattamento. Niente galera, come da altro slogan animalista, dal momento in cui la pena reclusiva è ben al di sotto della soglia di punibilità.

Il Codice della Strada, poi, non vieta l’asfalto ai cavalli. Nelle strade possono pure correre, basta che non vi sia competizione. Per tale motivo è nato il fenomeno delle corse a cronometro. Singoli calessi che sfrecciano ed ai quali nessuno può dire niente. La competizione (punita dal Codice ancor meno di quella tra mezzi motorizzati) è comunque solo la punta di un iceberg che galleggia tranquillamente in strada.

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