GEAPRESS – La LIDA di Caltanissetta lancia un appello. Un grosso incrocio di Pit bull (nella foto) è stato smarrito, ma più probabilmente rubato. Il timore è che possa finire nel giro dei combattimenti clandestini.

Già, che fine hanno fatto i combattimenti tra cani?

Ci sono, sempre più sommersi e meno organizzati. Non più come l’esplosione agli inizi degli anni novanta, ma pur sempre presenti. Anzi, alcune caratteristiche farebbero pensare che tutto potrebbe riprendere, se non ai livelli degli anni passati, comunque in maniera preoccupante.

Diciamo subito che i combattimenti tra cani non sono mai stati un fenomeno appartenente tipicamente alle grandi sfere della criminalità organizzata. Il cane combattente lo poteva detenere anche il bullo di quartiere, se non addirittura il ragazzo di buona famiglia con la passione delle emozioni vietate. I cani combattenti arrivarono prima a Napoli, e poi, molto velocemente, in tutto il centro sud. Un sistema, allora, ampio ed integrato. Una miriade di mezze tacche con velleità di potenza, ma anche mezze tacche, o poco più, a cui erano affidati compiti di mantenimento di cani, anche di valore.

A Palermo furono gli anni del “mitico” Max. Qualcuno lo cercava. Si disse infatti che il cane fosse arrivato dalla Croazia come regalo per un affare di armi. Apparteneva ad un noto uomo d’onore di Corso dei Mille, ma lui il cane non lo manteneva. Se ne faceva fregio, come un quadro di prestigio da far notare in parete magari durante un conviviale di alto livello. Di Max, grosso Pit bull forse dal colore nero, si diceva che combatteva nelle casupole tra la foce del fiume Oreto e l’Ospedale Buccheri la Ferla, dove ancora oggi insistono stalle (abusive) di cavalli da corsa ed altre attività mischiate al buio delle stradine che portano a mare. In quell’occasione appariva il boss e stava a guardare finché Max non sbudellava l’avversario. Per un certo periodo si parlò dei figli di Max, finiti anche a Caltanissetta, provincia cerniera di interessi criminali. Poi il fenomeno dei combattimenti si eclissò. Si disse che i cani attiravano troppo l’attenzione delle Forze dell’Ordine. Non valeva la pena. Il cane non potevi camuffarlo come si fa con un cavallo da corsa clandestina vestito, grazie al permissivismo del Codice della Strada, come ai tempi della cavallina storna (vedi articolo GeaPress).

Nel cane, poi, ci sono i problemi delle ferite, poi il taglio della coda e delle orecchie, ed anche i gatti o altri cani per allenarli. Durante le indagini in un allevamento di cani da lotta nel quartiere Arenella di Palermo, i Baschi Verdi della Guardia di Finanza notavano ogni pomeriggio uno scooter con due ragazzi in sella, portare un sacco che sembrava muoversi. Quando poi vi fu l’irruzione nell’allevamento si scoprì il contenuto. Si trattava di gatti, dati in pasto ai cani da lotta.

Poi a poco a poco scomparvero gli allevamenti, almeno quelli grossi. Non si parlò più dei figli di Max (nei quartieri di Palermo più famosi dei cantanti di musica partenopea) ed in generale non si parlò più di combattimenti. Di tanto in tanto, però, affaccia pericolosamente qualcosa. In Campania, oppure nel catanese. Apparve qualcosa pure in una zona molto vicina al luogo dove era tenuto, ora, il cane dell’appello della LIDA.

Nel dicembre 2009, infatti, la Polizia di Stato intervenne ad interrompere un combattimento tra cani vicino la stazione ferroviaria abbandonata. Siamo nei pressi della bretella che collega il capoluogo nisseno con l’autostrada Palermo – Catania. Una ventina di giovani presenze, alcune minorenni, e due cani che stavano combattendo. Vennero tutti identificati ed a quanto pare contestato, oltre allo specifico reato, pure quanto di amministrativo è previsto dalla legge regionale sul randagismo.

Chi erano i giovani avventori? A quanto pare bulli e mezzi bulli di alcuni quartieri degradati e, forse, non solo. Non ammettono ma neanche smentiscono le Guardie della LIDA e del WWF che stanno seguendo alcuni strani episodi. Parrebbe, infatti, che Caltanissetta sia diventato luogo di ritrovamento di Pit bull dalle code e orecchie tagliate. Si “trova” un cane così caratterizzato e si va a fare una denuncia. Poi si va all’Asl e si inserisce il microchip. Soluzione valida anche per qualche vecchia ferita. E’ stato trovato così. Quelli con le ferite recenti, invece, non si trovano mai, ovvero non escono mai.

Il livello dei “nuovi” combattimenti che sembra essersi instaurato è ancora basso. Non compaiono, cioè, nomi di primo piano come nel caso di Max. Il combattimento può nascere al momento, dall’incontro casuale di due bulletti senza nulla da fare. Poi, però, una volta al mese arriva il vero incontro. Forse come quello interrotto dalla Polizia poco più di un anno addietro. In genere avviene in una casa di campagna. In una delle tante villette sparse nelle zone di villeggiatura. In inverno non c’è nessuno. A quanto pare fu proprio l’insolito movimento di macchine in una zona notoriamente poco frequentata nei mesi invernali ad attirare l’attenzione della Polizia.

Durante l’incontro mensile non compaiono solo piccoli malavitosi ma anche giovani della Caltanissetta bene. Forse anche di alcuni centri della Sicilia orientale. Del resto si sa, un amico poco lindo può far comodo. Forse l’avrà pensato anche il veterinario delle code e orecchie tagliate. Le Guardie non hanno dubbi. E’ cosa da professionisti. Si capisce dalla tipologia dei tagli nelle orecchie.

E nelle altre città siciliane? Palermo, come al solito, sonnecchia. E’ la Sicilia orientale quella più aperta alle innovazioni. Lì, ad esempio arrivarono i primi cavallini delle corse clandestine. Piccoli e più facili da gestire. Calessi, poi, molto meno costosi. A Palermo, invece, hanno iniziato a sfrecciare nelle gare lungo la tangenziale cittadina da non oltre un anno. Poi c’è la provincia di Ragusa. Sembra quella meno … “impegnata” ma, a ben guardare, è invece uno dei pochi posti dove, anni addietro, si scoprirono combattimenti tra galli. Non erano in mano alla comunità filippina, come avvenne a Roma, ma gestiti da elementi locali.

L’impressione che si ricava è che i “nuovi” combattimenti tra cani, rimangano ancora ad un livello basso, almeno se paragonato a quelli degli anni ruggenti. Il potenziale per tornare alle glorie di una volta c’è però tutto. Anche allora c’erano le mezze tacche e gli amici per bene. Anche allora era Caltanissetta un luogo importante di incontro.

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