GEAPRESS – Via Acquicella, periferia sud di Catania. Praticamente quasi a metà strada tra il quartiere Librino e Picanello, due luoghi importanti per le corse di cavalli. Entrambi oggetto nel recente passato di intervento della Polizia di Stato (vedi articolo GeaPress). Ora però le cose sono più in grande. La stazione ferroviaria di Acquicella è un luogo fuori mano. Al massimo un luogo di appuntamenti per chi, non conoscendo la città, giunge per esservi poi accompagnato. Dietro le mura innanzi la stazione, un dedalo di vie con vecchi capannoni industriali solo in parte in disuso, raccoglitori di ferraglie, fabbricati diroccati e palme distrutte dal punteruolo rosso e lì rimaste a marcire. Tutto abusivo, ovviamente. Un’area di circa 9000 metri quadrati, cadente e pericolosa. Roba da archeologia industriale, da ristrutturare e riqualificare. Ed invece il tutto è rimasto impigliato in operazioni di ripianamento di debiti operati da una banca e dall’impossibilità, da parte dela proprietà,di riprendere possesso dei luoghi.

Luogo noto per i traffici della malavita che, evidentemente, riesce a resistere ai tentativi di alienazione. Attività polivalenti (come in un centro commerciale) con un occhio particolare agli animali. Da ieri, dopo l’intervento della Polizia, di nuovo stalle ma anche canili. Il tutto tra officine abusive e sgangherate rimesse di barche. Le stalle “ospitavano” i cavalli delle corse clandestine. Senza alcuna autorizzazione sanitaria detenevano, infatti, sei cavalli e farmaci privi del registro di carico e scarico. Ovviamente niente ricette veterinarie. Se non per le corse, sicuramente per il macello. Catania, assieme ad alcune province pugliesi, è il luogo ove in Italia più si mangia carne di cavallo. Tutto sequestrato. Cavalli, farmaci e stalle.

Ed i cani?
Addirittura 44, tutti trovati, secondo la Polizia di Stato, in condizioni precarie. Per i proprietari la denuncia per maltrattamento di animali. Considerato l’ambientino, verrebbe da pensare ai cani da combattimento. Ed invece no. Cani tenuti per scopi venatori. I cacciatori in luoghi di zoomafia, insomma. E non è la prima volta.

Agli inizi del 2000, quando vennero abbattute, dopo un omicidio di mafia, le casupole-stalla lungo le sponde dell’Oreto nel quartiere Guadagna di Palermo,  saltarono fuori cavalli delle corse clandestine (correvano, però, anche all’ippodromo), maiali e cinghiali da macellare, rettili da vendere ai terraristi, cani da combattimento e cani da caccia. Erano rinchiusi in minuscole gabbie sommerse dai fetori del fiume. Servivano ad un personaggio del luogo, già conosciuto dalla Polizia, in uno dei peggiori luoghi di un quartiere ad alta densità mafiosa.

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