cavallo morto
GEAPRESS – Una notizia che il primo gennaio 2013 era appena apparsa nei quotidiani. Il comunicato dei Carabinieri riferiva  di due cavalli ed un maiale rinvenuti morti a seguito di un parziale incendio di una stalla (vedi articolo GEAPRESS ).

Un incendio  che già veniva definito di natura dolosa ma tutto da ricostruire con le indagini che sembravano partire da zero.

Oggi le novità che vedono al centro dell’attività investigativa, il sequestro di un ingente patrimonio e l’arresto di cinque persone riconducibili alla famiglia Pipitone. Tra i reati a vario titolo contestati, anche l’uccisione di animali aggravata in concorso che fa così compagnia alla partecipazione ad associazione mafiosa, estorsione aggravata continuata in concorso, incendio aggravato in concorso, detenzione e porto illegale di arma da fuoco aggravati in concorso, trasferimento fraudolento di valori aggravato in concorso.

I due cavalli ed il maiale, non erano morti a causa dell’incendio appiccato, bensì uccisi  a colpi di arma da fuoco.

Mesi di lavoro, con interrogatori ed intercettazioni, che hanno portato alla denuncia del presunto esecutore e del mandante di quel rogo. Si scopre così che l’atto intimidatorio sarebbe stato  finalizzato ad indurre con la forza il proprietario della stalla, a vendere la propria quota alla famiglia mafiosa (già proprietaria al 50% dello stesso terreno sotto la copertura di una società di Carini). La vicenda, riferiscono sempre i Carabinieri, avrebbe sicuramente avuto un seguito, se non fosse stato per l’incontro tra una pattuglia dell’Arma ed il soggetto incaricato di compiere un secondo attentato incendiario alla stalla.

Nel corso dell’attività investigativa, i Carabinieri riuscivano inoltre a ricostruire quella che appare come una fitta rete di prestanome, grazie ai quali il capostipite della famiglia mafiosa, pur trovandosi recluso dal gennaio 2007, sarebbe riuscito a gestire e ad accrescere un immenso patrimonio occulto, fatto di ville, terreni, fabbricati industriali e società. Tra gli indagati sarebbero infatti apparsi numerosi “colletti bianchi”. Dall’intercettazione di uno di tali “colletti bianchi”, indagato in stato di libertà, utili a conservare il patrimonio accumulato, si è appreso di una singolare  etichetta da questi riferita ai Carabinieri. I militari, infatti, sarebbero stati degli “invasati”. Il riferimento era ad uno dei tanti accertamenti eseguiti dai Carabinieri negli immobili riconducibili alla stessa famiglia mafiosa. Era ubicato nella “Rotonda” di Carini che introduce allo svincolo autostradale. Un colpo che i Carabinieri sottolineano essere, oltre che sul piano economico, anche per l’immagine. Una zona simbolo, molto nota fin dal boom edilizio che, a partire dagli anni sessanta, ha contraddistinto i luoghi.

Secondo i Carabinieri, la “Rotonda” di Carini, avrebbe per decenni costituito l’espressione del potere della famiglia mafiosa carinese.

Proprio nella Rotonda i Carabinieri hanno nuovamente sottoposto a sequestro con l’accusa di intestazione fittizia, uno dei fabbricati. Un’azione che ben collima con la denominazione data all’operazione: “Destino”. Come un ineluttabile fato,  i presunti accoliti sembravano esprimersi nel corso di una intercettazione telefonica; un destino al quale non avrebbe potuto sottrarsi il boss della famiglia mafiosa di Carini.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati