GEAPRESS – Due pit bull uccisi nel corso dei combattimenti tra cani a Caltanissetta. Il primo cane è stato trovato dilaniato lo scorso 3 ottobre su segnalazione pervenuta alla Polizia Municipale. Inutili le cure prestate al cane che, poco dopo la consegna presso il canile Mimiani e le cure veterinarie, moriva per le gravi ferite. Il secondo caso neanche due settimane dopo. Ad intervenire, sabato scorso, le Guardie Zoofile volontarie di LIDA e WWF. Un’altro incrocio di Pit bull, anch’esso dilaniato ed abbandonato nei pressi di una abitazione privata di via Angeli, nella periferia orientale del capoluogo nisseno, lungo la strada che conduce al cimitero. Anche questo secondo animale (nelle foto) è morto poco dopo.

Un fenomeno, quale quello dei combattimenti, in particolare recrudescenza a Caltanissetta. Lo confermano, oltre i recenti ritrovamenti, anche le indagini delle Guardie volontarie e gli interventi di Polizia. Lo scorso 4 gennaio, un’irruzione della Polizia proprio nel corso di un combattimento clandestino in contrada Valle dell’Imera. In quel caso vennero denunciati due ventenni. E poi un’altra operazione nel dicembre 2009 nei pressi della stazione ferroviaria abbandonata. Anche in questo caso intervenne la Polizia di Stato. Bulli e mezzi bulli sfuggiti ad ogni controllo, così come avevano denunciato le Guardie LIDA e WWF nell’inchiesta pubblicata da GeaPress (vedi articolo GeaPress). Ora l’ulteriore conferma. Mentre Palermo e Catania sono maggiormente interessate alle corse clandestine di cavalli, a Caltanissetta ed in alcuni paesi della provincia, le nuove leve criminali si esercitano con i combattimenti tra cani. Pit bull detenuti nei bui garage dei cosiddetti quartieri difficili del capoluogo.

Lo denuncia la LIDA, la quale sottoliena come sia abbastanza palese, specie tra i vicoli del centro storico, la spavalderia dei ragazzi che danno ampia dimostrazione di aggressività dei cani verosimilmente impiegati nel giro dei combattimenti. Ostentazione di potenza che a volte diventa vera e propria minaccia, dicono sempre alla LIDA, nei confronti di passanti o piccoli cani al loro seguito. Oppure Pit bull lanciati, come successo proprio in via Angeli, contro gatti randagi.

La LIDA si appella ore alle Forze di Polizia ed al Sottosegretario alla Salute Francesca Martini.

Si tratta di un’attività criminale – dichiarano alla LIDA di Caltanissetta – che ha ormai raggiunto livelli intollerabili nella nostra città. Non è assolutamente accettabile che nel XXI secolo in una cittadina europea accadano simili barbarie nei confronti del miglior amico dell’uomo. Occorre che si concerti tra Forze dell’Ordine e Magistratura un vero e proprio piano di contrasto e repressione ed interventi efficaci tesi anche al controllo ed alla prevenzione del crudele fenomeno“.

Gli animalisti ricordano, inoltre, i tanti crudeli retroscena che si nascondono dietro l’agghiacciante mondo dei combattimenti. Pit bull, dogo argentino, rottweiler, bull terrier che sin dai 4 mesi di età, vengono inseriti in un pazzesco programma di allenamento teso ad esaltarne l’aggressività e la prestanza fisica. Animali che sin da giovanissimi vengono così costretti a sopportare collari a cui sono fissati pesi in piombo per sviluppare la muscolatura di testa e collo; costretti a dilaniare tubi di plastica o copertoni per rendere i loro denti e le loro mandibole delle armi efficientissime; a correre ore ed ore su tapis roulant e sottoposti ad alimentazione ricca in proteine e vitamine arricchita con droghe eccitanti.

E’ necessario e profondamente giusto, dicono alla LIDA, proteggere questi poveri cani, vittime innocenti di criminali senza scrupoli da cui hanno imparato solo violenza e percosse invece che il calore di una carezza o le amorevoli cure che meriterebbero. 

La legge 189/04 punisce con multe significative solo chi sorpreso a promuovere, organizzare o dirigere combattimenti. L’arresto in flagranza di reato è possibile, sebbene in forma facoltativa, solo nelle ipotesi di aggravanti ovvero concorso con minori o utilizzo di videoriproduzioni. La pena reclusiva di fatto si concretizza solo con l’affidamento ai servizi sociali, salvo nelle ipotesi di aggravanti ove è possibile la detenzione domiciliare ed oltre i quattro anni la reclusione in carcere. Di fatto si tratta di un evento che ha qualche possibilità di potersi realizzare nel caso di pregiudicati, ovviamente previa valutazione del tipo di precedente e del tempo trascorso.

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