GEAPRESS – Ci risiamo. Lo Stato torna in Calabria ma per fare da cecchino, e becchino, delle vacche sacre. Le autorità di Polizia lo vanno dicendo da decenni. Quelle vacche, non anagrafate, apparentemente libere in Aspromonte, sono il marchio sui luoghi delle ‘ndrine, le famiglie-cosche di mafia calabrese. Investono un pò ovunque. Dalla Lombardia all’Irlanda, ma nella casa natia, la vacca è il sigillo del loro territorio.

Già l’anno scorso il Prefetto di Reggio Calabria (vedi articolo GeaPress) intervenne con l’abbattimento, se pericolose per la circolazione stradale. Ora si torna di nuovo, … ancora indietro. Il Prefetto di Reggio, “ORDINA a tutte le Forze dell’Ordine ed ai loro eventuali ausiliari” di abbattere gli animali, sempre nel caso le vacche dovessero arrecare pericolo concreto alla pubblica incolumità ed alla circolazione stradale e ferroviaria. Le amministrazioni comunali, poi, dovranno mettere a disposizione tutte le attrezzature relative al trattamento delle carcasse. L’Ordine, è pubblicato nel Bollettino Ufficiale n. 13, del 16 luglio scorso della Regione Calabria

Ed anche per quest’anno è fatta. Il servizio di pubblica incolumità è espletato. Ci andranno di mezzo le mucche. Va rilevato, però, come circoscrivere il fenomeno non sia affatto semplice. I bovini allo stato brado, nell’impervio Aspromonte, sono difficili da raggruppare e portare via. Dopo lunghe ore di programmazione e di sentieri impossibili, bastano poche decine di metri di fuga e gli animali si ritrovano in tutt’altro irrangiungibile versante. Del resto, la suddivisione in tante famiglie di mafia, rispecchia l’orografia dei luoghi, costituita da ripide vallate che una appresso all’altra si susseguono, come i raggi di una ruota di bicicletta. Gli animali dovrebbero poi finire in una stalla di sosta nella inesistente ipotesi che il proprietario si faccia vivo e poi, infine, venire probabilmente uccisi. Fatto, questo, ancora più probabile se non registrati all’anagrafe bovina. Possibile, però, che nessuno si accorga di questi animali? Da qualche stalla, dovranno pur provenire. E’ tutto così irrangiungibile in Calabria?

Appena, pochi giorni addietro, la Guardia di Finanza di Roccella Ionica (vedi articolo GeaPress), sempre in provincia di Reggio Calabria, ha sequestrato un macello clandestino con presenza di animali non anagrafati. Il macello, insistente a Grotteria, era di una nota ditta specializzata nel trasporto e macellazione. La ditta era andata fallita, ma gli stessi soggetti erano tornati nei luoghi a macellare. Poi, dopo il sequestro, tutta la carne, di ignota provenienza, è andata via, rubata. Basterebbe già questo per capire la complessità del territorio, anche sotto il profilo dei controlli sanitari. Escluso di dover mettere un Finanziare a controllo di ogni stalla, forse qualcosa che non va in altri uffici, questa volta di natura prettamente sanitaria, dovrà pur esserci.

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