Le corse clandestine di cavalli rappresentano molte volte l’ultimo gradino, da competitore, del cavallo da corsa. Secondo le stesse dichiarazioni delle Forze dell’Ordine, infatti, si è potuto constatare come i cavalli utilizzati in strada sono in effetti cavalli da corsa che fanno registrare tempi troppo alti per continuare ad essere utilizzati in un ippodromo. Una corsa sull’asfalto è sempre un rischio. E’ più facile scivolare, procurandosi, se non rotture, dolorose torsioni. Sicuramente un cavallo di valore non viene utilizzato in tal maniera. In alcune città, basta guardare i cavalli a tiro delle carrozze dei turisti per accorgersi del precedente possibile utilizzo negli ippodromi. In alcune situazioni del sud Italia, poi, le stesse stalle che detengono animali ancora utilizzati per i circuiti ufficiali, hanno anche carrozze per turisti ed altre utilizzate per i circuiti cittadini.  In tale sistema del cavallo si utilizza tutto, fino alla macellazione finale.

La corsa clandestina non è necessariamente una corsa della mafia. Certo nella stessa terminologia mafiosa è ricorrente  nel cavallo un simbolo di mafiosità. La mafia, poi, è molto sensibile al giro di scommesse che notoriamente gravita attorno alla corsa (ufficiale e non). In un’ ordinanza della Prefettura di Palermo che ha posto il divieto di svolgimento dei palii di cavalli nel corso delle feste religiose, venne chiaramente richiamato il controllo dei capimafia locali sulle scommesse che ne derivavano. I cavalli erano spesso gli stessi rinvenuti nelle corse clandestine. Nonostante ciò la corsa clandestina può coinvolgere elementi non integrati in una organizzazione mafiosa, almeno nelle regioni ove sono presenti organizzazioni criminali di stampo mafioso. Ma non essere integrati non  significa essere estranei.

E’ l’uso del territorio a fare della corsa clandestina un fenomeno intimamente connesso con quello mafioso. Una corsa di cavalli è un fenomeno criminale vistoso. Coinvolge anche centinai di persone. Scommettitori, stallieri, finanche acquirenti di cavalli. In una corsa bloccata alle porte di Palermo, era presente pure una rivendita ambulante di panini. Con tale coinvolgimento la corsa attira l’attenzione delle Forze dell’Ordine ed, in linea teorica, sarebbe questo un motivo per evitarle. Molte volte si tratta di strade di grande comunicazione, in taluni casi di tangenziali cittadine.  E’, invece,  l’arroganza nel continuare a farle che già conviene ad un clima mafioso. Anche un solo calesse che corre tra le automobili di una grande strada di comunicazione può essere un favore per la mafia.

Sembra finanche superfluo spendere righe sull’uso delle sostanze dopanti o comunque di pericolosi farmaci. Se già questo è un problema in alcuni circuiti ufficiali, figuriamoci in una corsa clandestina. I cavalli sono preparati per ogni possibile risultato, ivi compresa la morte. In alcuni casi è finanche nota la somministrazione di cocaina pochi secondi prima dell’entrata nel circuito stradale. Figuriamoci tutto il resto.