I combattimenti tra animali sono purtroppo molto antichi nella storia dell’uomo. Lo spirito di competizione spesso si è visto manifestare in storie di inaudita violenza sia  diretta tra uomini o rappresentata da animali. Di sicuro negli anni recenti il principale combattimento tra animali  è stato quello tra cani. Giovi sapere che anche nel nostro paese sono apparse altre forme criminali, come quello tra galli. All’estero sono noti anche quelli tra cavalli (da noi vi è lo scornamento delle mucche valdostane) e tra orsi e cani. Sicuramente, però, quello che più da vicino ha riguardato l’Italia è stato il combattimenti tra cani. L’uso del verbo al passato non è forse corretto ma è pur vero che rispetto all’enormità degli anni scorsi, il combattimento tra cani può considerarsi notevolmente ridimensionato. Se consideriamo che il fenomeno assume in Italia una certa consistenza sul finire degli anni ottanta, è probabile che esso si sia ora scremato della parte più propriamente legata allo sviluppo di una moda iniziale. In alcune città del sud Italia, il cane lottatore veniva esibito con arroganza già in strada. Raramente erano quelli feriti, ma comunque la rilevanza criminale era evidente. I cani combattenti venivano addestrati legati al seguito di scooter e così trainati per chilometri. Inoltre il taglio delle orecchie e l’uso di robusti collari in catena erano la migliore rappresentazione del senso di potenza generato da un povero cane orrendamente addestrato a sbranare suoi simili. Da questo ambiente provenivano le principali indicazioni dei luoghi utilizzati per i combattimenti. Da questi segnali sono nate alcune operazioni delle Forze dell’Ordine che hanno portato a mega sequestri di cani combattenti. Proprio perchè questi segnali sono oggi molto diminuiti bisogna, però, tenere alta l’attenzione viagraindian.com.

Recentemente in Sicilia, ed in specie nelle provincie di Catania e Caltanissetta sono stati rinvenuti luoghi di addestramento ed addirittura di combattimento. Per capire cosa effettivamente celassero in termini di spessore criminale, è ancora prematuro ma, inequivocabilmente è questa una testimonianza di come il fenomeno non si sia spento, anzi resiste nonostante non si manifesti più all’esterno  come prima.

Sull’addestramento del cane combattente si è scritto tantissimo. Non vogliamo in questa sede dilungarci. Basta qui ribadire che un cane non nasce cattivo. Può avere una morfologia più adatta al combattimento (elasticità muscolare, pelle lassa etc) ma è solo il crudele addestramento a fargli riconoscere in un altro cane il dolore in realtà inflitto dal suo addestratore. A lui, purtroppo, continuerà a volergli bene.