GEAPRESS – Uno zoo come tanti, ovvero come tutti quelli che ricalcano i temi della difesa della biodiversità e dell’educazione, investendo in attività che annoverano tra i propri scopi, l’inalienabile esigenza commerciale. Il Parco Faunistico al Bosco, vicino Grezzana (VR), è stato posto sotto sequestro dopo una indagine del Corpo Forestale dello Stato, scaturita a seguito di un esposto della LAV di Verona, molto attiva nella sua azione di denuncia.

Il Nucleo di Polizia Forestale del Comando Provinciale ed il Servizio Cites di Verona, hanno avuto modo di riscontrare, così, molte delle segnalazioni documentate dall’abbondante documentazione fotografica, allegata nell’esposto. Il PM Paolo Sachar ha così emesso il provvedimento di sequestro convalidato dal GIP Monica Sarti.

Ma cosa c’era che non andava nello zoo? E da dove provenivano gli animali? Le due istrici, erano della specie “indaca”, ovvero un animale presente in una fascia che dalla turchia meridionale si spinge fino al Pakistan. Probabile, pertanto, che dietro vi sia un commercio e forse, proprio per questo, la Forestale sta attentamente vagliano la documentazione. I tre lupi, anch’essi sequestrati assime alle due linci ma rimasti dallo zoo, dovrebbero essere stati acquisiti dallo zoo di Berlino. Uno dei tanti scambi che gli zoo “moderni” fanno per continuare a tenere valide le loro gabbie o recinti. Pure dalla Germania dovrebbero provenire i rapaci, o almeno una parte di loro. Un Falco di Harris (specie originaria del continente americano), un gheppio, due gufi reali, un barbagianni ed un allocco. Gli ultimi due sono rapaci notturni.

Per i rapaci si trattava di animali utilizzati negli spettacoli di falconeria, attività autorizzata dalla riforma della legge sulla caccia avvenuta nel 1992. La Forestale, su questo, non si pronuncia, ma parrebbe che la documentazione Cites (acronimo della Convenzione di Washington sul commercio di specie in via di estinzione) sia ora attenzionata dal Servizio Cites centrale. Vale la pena, infatti, ricordare come buona parte dei rapaci di cattura (fatto proibito dalla legge) vengono riciclati come nati in cattivita grazie a documentazione Cites mendace. Un ruolo importante avrebbe proprio la Germania (vedi articolo GeaPress). Ad ogni modo, fino ad ora, nei confronti del Parco Faunistico al Bosco, non è scattato alcuni provvedimento specifico.

Diverso discorso, invece, sia per il reato di maltrattamento (ex art. 544/ter Codice Penale) che per quello relativo alle inidonee condizioni di detenzione (727 C.P.). Quest’ultimo, in modo particolare, avrebbe riguardato proprio le tristi condizioni di detenzione dei rapaci. Gufi reali all’interno di improprie gabbie a colonna, costituite da rete metallica, ed il Falco di Harris tenuto legato ad una zampa (vedi video in basso). Le due istrici, poi, erano detenute in un vascone di cemento, senza alcuna possibilità di ripararsi dal sole. Per i lupi e le linci, queste ultime in non buone condizioni di salute, i Veterinari Asl hanno ritenuto opportuno non trasferirle.

L’intervento del Corpo Forestale dello Stato è stato coadiuvato sia da personale tecnico del Corpo proveniente da Tarvisio e specializzato nel trattare grossi mammiferi, che dagli esperti del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone. Questi ultimi sono arrivati da Sasso Marconi (BO) con la speciale ambulanza veterinaria attrezzata contro ogni evenienza (vedi articolo GeaPress) e con altro mezzo autorizzato al trasporto degli animali.

A loro sono stati affidati in custodia giudiziaria le due istrici della specie orientale e tutti i rapaci eccetto il falco di Harris, consegnato al Centro di Semproniano del WWF. Lupi e linci, invece, rimasti allo zoo sono stati affidati in custodia ai veterinari della locale ASL.

Gli esperti di Monte Adone, tengono a precisare i Forestali, hanno prestato un’opera preziosa, sia sotto il profilo della professionalità che dell’esperienza in tanti anni consolidatasi sia con animali appartenenti alla fauna selvatica italiana che esotica, tra cui grandi felini e scimpanzè tolti ai circhi equestri.

Intanto, per ora, almeno questi animali, sono al sicuro. La LAV di Verona si costituirà parte civile nel processo che sarà intentato contro i due proprietari della struttura. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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