GEAPRESS – La storia di questo zoo ricorda per certi versi altre storie di zoo, questa volta italiani. A finanziarli i soldi pubblici ed a gestirli una no profit denominata “amici dello zoo”. Non siamo nello sgangherato zoo di Bagdad, che al posto di chiuderlo è stato dagli americani riaperto, ma nel cuore degli USA nel Tennessee, nella città di Chattanooga.

I guai sono iniziati con la morte di uno scimpanzè, avvenuta alcune settimane addietro. Poi il caso delle scimmiette Uistiti, molto comuni nelle politiche di riempimento delle gabbie dei serragli zoologici. Sono seguiti due cuccioli di leopardo delle nevi, specie molto rare che gli zoo “conservano” non tanto per l’arduo ritorno in natura, quanto per riempire i loro messaggi pubblicitari di opinabili progetti di salvaguardia della biodiversità.

Ora il responso del Dipartimento Agricoltura del Tennesse. Almeno quattro degli ultimi dieci animali sarebbero morti di fame. L’amico dello zoo …. che gestisce con i soldi del Comune di Chattanooga la sua impresa no profit, prima non non ha saputo cosa rispondere, poi ha ammesso la colpa addebitandola ad una svista del personale. Poi, però, è saltato fuori che una sola balla di fieno serviva ad alimentare undici capre, due cavallini, un cammello ed un bufalo e che forse i due cuccioli di leopardo delle nevi erano stati per troppo tempo lasciati soli perchè la loro mamma veniva troppo spesso esposta al pubblico.

E dire che lo zoo di Chattanooga è uno di quelli da seguire come esempio. Anche lui aveva passato la crisi che sul finire degli anni settanta rischiò di chiuderli per mancanza di pubblico. Poi venne ingrandito, ampliati gli spazi per gli animali e sempre a spese del Comune dato in gestione agli amici dello zoo. Che però avrebbero fatto morire di fame gli animali. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).