GEAPRESS – Ci voleva la maratona di Roma per svelare, ancora una volta, l’uso mediatico ed antropomorfizzato degli animali. Un ippopotamo, per il Presidente della Maratona di Roma Enrico Castrucci, è associato (secondo lui…) alla persone grosse, goffe e pigre. Dal momento in cui, però, l’ippopotamo corre fino a 30 chilometri orari sarà, sempre secondo Castrucci, da sprono alla partecipazione dei meno atletici.

Neanche i circhi equestri, ed il loro uso per fini spettacolari degli animali, sarebbero arrivati a tali strabilianti paragoni. Eppure la presentazione della Maratona e del suo apparente grosso, goffo e pigro simbolo, ha avuto come promotional … lo zoo della città! Meno male che in questo caso non hanno uscito fuori la solita solfa degli animali in via di estinzione, dal momento in cui l’ippopotamo è un animale comunissimo. Almeno nelle gabbie di zoo e bioparchi. Piacerebbe sapere quali esiti hanno invece dato alla salvaguardia della biodiversità i precedenti progetti “gobbo rugginoso”, “leone asiatico” e “licaone”, quest’ultimo varato, anni addietro, con l’autorevole appoggio di una cooperativa di taxi romana.

Il Bioparco ci riprova ora con l’ippopotamo e la maratona. Chissà perchè non ha utilizzato l’antilope Addax ed i suoi progetti di salvaguardia validi indubbiamente per “l’arricchimento” di gabbie e recinti. Per la natura, invece, staremo a vedere. Comunque, a livello mondiale, i ritorni di pochissimi animali di altrettante poche specie, si contano sulla dita di una mano. Per contro milioni di animali sono prigionieri degli zoo.

Eppure la salvaguardia di una specie, in alternativa al suo ambiente naturale, andrebbe programmato in una struttura altamente specializzata, caratterizzata da ampi spazi e pochi animali. Tutto il contrario rispetto ad uno zoo, oltrettutto frequentato da persone. Proprio quest’ultimo aspetto era stato sollevato da un lettore di GeaPress che aveva rivolto uno specifico quesito alla Rubrica “Amico Vet”. Insieme ad “Amica Lex” (la Rubrica di GeaPress curata da due esperti di legge) si mettono così direttamente in contatto i lettori con gli esperti del settore, veterinario e legale.

Secondo il dott. Moriconi (vedi risposta completa) la presenza delle persone costituisce uno stimolo di eccitazione che peggiora lo stato degli animali interferendo con il ritmo naturale di attività/riposo. Attività, peraltro, fortemente menomata da fattori che nello zoo limitano, ad esempio, l’esplorazione dell’ambiente (quello dello zoo è sempre uguale) e del gioco, generando animali visibilmente apatici o sovraeccitati. Tutti sintomi di mancato benessere.

Difficilmente, poi, viene detto quando e quanti ne muoiono mentre le nascite, secondo il dott. Moriconi, sono effettivamente molto pubblicizzate per l’effetto mediatico sperato per sollecitare l’attenzione su di un fatto positivo facendo passare in secondo piano tutti gli altri aspetti relativi alla segregazione degli animali.

Eppure, a Roma, un ippopotamo serve ancora a tipicizzare un essere umano con delle qualità negative. Fosse almeno un ippopotamo libero. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).