GEAPRESS – Nei giorni scorsi ha avuto molto risalto la nascita di due pulcini di Gufo reale nello zoo siciliano di Villa d’Orleans, installato nei Giardini della Presidenza della Regione Siciliana diretta dal Governatore Raffaele Lombardo.

L’annuncio era quello tipico di tutti gli zoo, ossia la salvaguardia delle specie in via di estinzione ed addirittura il ritorno del Gufo reale in natura. GeaPress ha voluto chiedere ad un esperto circa il reale significato di questo progetto.

Il prof. Bruno Massa (nella foto) è Docente presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo ed ornitologo di fama internazionale.

GeaPress – Prof. Massa, è recente la notizia della nascita di due pulcini di Gufo reale a Villa d’Orleans. É notorio che i Gufi reali in cattività sono ormai molto comuni. Se ne fanno pubblicità perfino i circhi equestri. Volevamo chiederle se la riproduzione in stato di cattività rappresenta un evento raro.
Prof. Massa – Sì, è vero, il Gufo reale (Bubo bubo) è un grosso rapace notturno che si adatta molto bene alla cattività e di conseguenza si riproduce abbastanza facilmente.

GeaPress – Nel panorama della cattività animale, buona parte delle strutture che affermano di difendere la biodiversità costituendo delle popolazioni ex situ, sono giardini zoologici. Quando però si vanno a vedere le ricadute  positive in natura, ossia le reintroduzioni che hanno poi avuto un reale successo, le cose cambiano. Quali caratteristiche dovrebbero avere le strutture idonee allo scopo?
Prof. Massa La riproduzione in cattività normalmente viene realizzata per due ragioni, la prima è esclusivamente amatoriale, la seconda ha invece scopi scientifici, tra cui rientra l’incremento delle popolazioni di specie in via di estinzione. Poiché il Gufo reale in Europa non è una specie in via d’estinzione, direi che la riproduzione di cui mi parlate ricada nel primo caso, cioè la finalità amatoriale. Desidero sottolineare che l’unica regione italiana in cui il Gufo reale si è estinto è la Sicilia e le cause dell’estinzione non sono molto chiare. La biodiversità si difende in modo diverso dall’allevamento di animali, cioè con la salvaguardia effettiva degli habitat in cui essi vivono allo stato naturale. Non si può pensare che per ricostituire la situazione naturalistica di qualche decennio fa basta reintrodurre le specie estinte, sarebbe bello!
Generalmente quando si predispone un progetto di reintroduzione di una specie estinta, si devono conoscere le cause che hanno portato alla sua estinzione e si deve essere certi che esse siano state rimosse. La premessa di un progetto di reintroduzione di una specie estinta deve contenere prima di tutto un piano di fattibilità, che a sua volta deve tenere in conto non solo le cause dell’estinzione, ma anche la reale probabilità che una popolazione ri- costituita possa vivere allo stato selvatico, trovando le risorse in natura. Per quanto riguarda proprio il Gufo reale, in molte regioni d’Europa è considerato un antagonista del Falco pellegrino e addirittura ci sono stati diversi casi di predazione su questa specie. Un progetto eventuale di reintroduzione del Gufo reale in Sicilia di conseguenza dovrebbe tenere nel dovuto conto le possibili ricadute negative sulla fauna oggi esistente.

GeaPress – Più volte in Italia si è appreso della morte, finanche in aree di Parco Nazionale, di avvoltoi grifone reintrodotti. Le cause più comuni sono atti di bracconaggio e, più spesso, l’ingestione di bocconi avvelenati. Per il Gufo reale vi sono in Sicilia luoghi idonei ad ospitarlo in libertà che siano esenti dalle cause che già un volta lo hanno portato all’estinzione?
Prof. MassaCome dicevo prima, le cause dell’estinzione non sono ben note, ci sono tante ipotesi, ma una delle meno credibili è che il Gufo reale si sia estinto a causa dei bocconi avvelenati. In merito a questo problema, nonostante il divieto legale, tuttora molti incoscienti per varie ragioni, tutte ingiustificate, utilizzano bocconi avvelenati realizzati con principi attivi usati in agricoltura. Quest’inverno ho personalmente assistito a Ficuzza alla morte di un cagnolino, che aveva ingerito un boccone avvelenato; il triste episodio si è svolto in meno di un’ora. Ma tornando al nostro Gufo, non penso che verosimilmente ci siano ancora le condizioni in Sicilia per ospitare un predatore di taglia così grossa. Sebbene la sua preda preferita sia il coniglio selvatico, quando questo scarseggia il gufo si nutre di uccelli, anche di una certa mole e certamente non fa caso se siano specie rare o comuni…

GeaPress – Recentemente ha molto impressionato sapere della morte di una femmina di Orso marsicano e del suo cucciolo. Probabilmente sono scivolati lungo le ripide pareti in cemento della piccola vasca artificiale abbandonata dove sono stati rinvenuti i corpi. La vasca era nell’area di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo ma dispiace ancor di più apprendere che sarebbe bastata una semplice recinzione ad evitare la morte. Forse per le specie in pericolo sarebbe meglio investire in situ?
Prof. Massa – Non c’è dubbio che molti casi di mortalità si possono evitare e la prevenzione è la parola d’ordine. Se poi queste gravi perdite (l’Orso marsicano è una sottospecie esclusiva dell’Abruzzo, gravemente minacciata d’estinzione) avvengono all’interno di Parchi, ci sentiamo ancora più costernati, perché il messaggio che viene inviato ai non addetti è che l’ente in questione non ha fatto bene il suo lavoro.

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