GEAPRESS – Le foto ritraggono animali morti per cause naturali esposti e fotografati da un ex lavoratore dello zoo. Ci sarebbe, pertanto, pure l’ombra della vendetta. Questo secondo i responsabili del Knowsley Safari Park, vicino Liverpool. Di tutt’altro avviso, invece CAPS (Captive Animals’Protection Society) venuta in possesso delle foto che ritraggono numerosi animali morti, gettati in terra ed in parte macellati. Secondo Liz Tyson, Direttore di CAPS, è pratica comune negli zoo uccidere gli animali e quelli ritratti morti nel parco vicino Liverpool sono stati, comunque sia andata, lasciati all’aperto per giorni. Questo secondo CAPS.

Penny Boyd, questo il nome dell’ex lavoratore, era il fotografo ufficiale dello zoo. Tra le motivazioni che lo hanno indotto a diffondere le foto non vi sarebbe la vendetta, come sostanzialmente fatto intendere dallo zoo. Sarebbe invece il disgusto di aver contribuito, con le sue foto, ad una immagine felice del parco, quando gli animali che aveva fotografato il giorno prima li trovava poi morti.

Secondo CAPS è invece proprio questa la comune pratica degli zoo, ovviamente occultata ai visitatori ai quali non si deve mai mostrare la morte degli animali. Animali in esubero soppressi quando non è possibile scambiarli o venderli ad altra struttura.

Il Knowsley Safari Park è uno zoo di nuova concezione. Al visitatore appaiono ampi spazi con animali (…apparentemente ) liberi. In realtà questa è solo l’impressione che viene data al visitatore, il quale attraversa in automobile i recinti con gli animali detenuti all’interno di una fittizia ricostruzione scenografica di pseudo ambienti naturali. Viene fornito, in altri termini, un quadro di libertà, in realtà limitato ai recinti attraversati dal visitatore a pagamento. Lui, poi, va via, gli animali rimangono tutta la vita lì dentro.
Secondo quando riportato sulla vicenda attuale degli animali morti, parrebbe che siano state trasgredite le norme relative allo smaltimento delle carcasse, oltre alle irregolarità sulla detenzione delle armi. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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