GEAPRESS – Ieri sera Cesare Falchero, patron dello zoo di Napoli, nel corso della puntata di Striscia la Notizia, ha definito la sua creatura come uno “zoo benedetto”. Alludeva alla (maledetta) crisi che a sentirlo, avrebbe impedito le migliorie necessarie. Tigri impegnate in ossessivi andirivieni, al chiuso di pochi metri quadrati di gabbie, ed un elefante costretto in un quadratino di grosse barre metalliche. In un circo, al suo confronto, stanno come in paradiso.

Falchero, però, scorda di dire che tra il 2003 ed il 2004 lo zoo stava chiudendo. Il gestore era allora altra persona alla quale venne imputata anche la colpa di non essere in possesso dell’autorizzazione alla detenzione degli animali pericolosi (elefanti, grandi felini ed altre specie) senza la quale non avrebbe potuto aprire al pubblico.

Una volta che Falchero prese le redini dello zoo benedetto, si venne però a sapere che la Presidentessa dell’Unione Italiana Giardini Zoologici ed Acquari era diventata consulente della nuova impresa. La stessa era anche membro della  Commissione del Ministero dell’Ambiente  che fino ad allora aveva negato l’autorizzazione alla detenzione degli animali pericolosi. Tra i componenti della Commissione anche i rappresentanti di zoo aderenti alla piccola associazione di categoria.

La presidentessa, al momento della votazione sullo zoo di Napoli  in Commissione, si astenne. Ad ogni modo il serraglio partenopeo, senza alcun cambiamento strutturale, ottenne il miracoloso nulla osta che gli consentì di mantenere l’apertura al pubblico (evidentemente illegittima fino al giorno prima). Da Falchero, appena ieri sera, apprendiamo però che lo zoo è ancora tale e quale a sei anni addietro. Di quali Santi ha potuto beneficiare? E soprattutto, se non è cambiato niente come è possibile che la detenzione ai pericolosi sia stata rilasciata (e mantenuta) consentendogli di aprire al pubblico? Considerato il prorogarsi delle penose condizioni di detenzione degli animali, come già sei anni addietro, lo zoo di Napoli non eviti ora un’ulteriore deroga, alla definitiva chiusura. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).