GEAPRESS – Di cosa è morto Knut? Un problema al cervello, hanno detto. Parrebbe, infatti, che l’animale presentasse delle evidenti alterazioni cerebrali. Questo all’esame autoptico. Nei prossimi giorni, comunque, si dovrebbero sapere i risultati degli esami batteriologici ed istologici.

Che Knut fosse morto per un problema al sistema nervoso, e non per un attacco cardiaco come (chissà perché) è stato detto fin dal primo momento (vedi articolo GeaPress) era molto probabile. Bastava guardare la penosa scena degli ultimi momenti di vita di Knut. Nessuno può dire se Knut avrebbe potuto farcela, visto che, cadendo in acqua, è poi morto annegato. Di questo, ovviamente, non si può fare colpa allo zoo, visto che un orso polare deve avere l’acqua. Ma quale acqua?

Di Knut vi sono foto dove appare finanche di colore verde. Erano le tracce dell’acqua dolce dove si immergeva. Specie in estate, proliferava di microorganismi acquatici. Il meccanismo è semplice quanto risaputo. Se l’acqua ha poco ricambio iniziano a riprodursi microrganismi vegetali che, per via della clorofilla, danno la colorazione verdastra. Più le acque sono”concimate”, ovvero ricche di sostanza organica (come ad esempio escrementi, urina o resti di cibo) più il meccanismo è veloce. Nell’acqua corrente, o comunque a basso contenuto di sostanze azotate e fosforate, difficilmente si hanno queste situazioni. Al di là di Knut, di sicuro più l’acqua è ricca di vita più è probabile che possano svilupparsi anche organismi non necessarimente innocui.

E’ normale che Knut stesse in acqua verdastra? E cosa questo, o altri eventuali fattori, possono aver interagito con la salute del povero orso? Eppure lo zoo di Berlino è uno dei più noti al mondo, ma a vedere le fotografie del povero Knut agonizzante a testa in giù, si nota come l’acqua ove era immerso non doveva essere esattamente priva di ….. vita (vedi video – Attenzione Immagini forti). E dire che a marzo a Berlino fa ancora … freschetto, mentre il fenomeno delle acque verdi è più tipico della stagione calda.
Un danno cerebrale può essere causato da agenti patogeni? Sulla morte di Knut, abbiamo chieso un parere al dott. Enrico Moriconi, Medico Veterinario che già nel passato, proprio su Knut (vedi articolo GeaPress) si era espresso a seguito dei problemi comportamentali che l’orso aveva accusato.

Il dott. Enrico Moriconi, insieme al dott. Francesco Roberto Assenza cura la rubrica di GeaPress “Amico Vet” (vedi rubrica).

Secondo il dott Moriconi, “fin dal primo momento in cui si sono viste le immagini di Knut che si dibatteva prima di cadere in acqua, il sospetto diagnostico veterinario poteva indirizzarsi verso una possibile forma a carico del sistema nervoso centrale. Sono immagini penose da vedere; di una sofferenza fisica, ma se si ha la forza di osservarle con attenzione si vedrà che l’orso gira alcune volte su se stesso ed infine si sposta lateralmente quasi fosse spinto da una mano invisibile che lo fa precipitare nell’acqua.Negli animali molto spesso le forme cerebrali possono essere non solo primarie ma anche secondarie, cioè rappresentare l’ultima manifestazione di altre patologie. Se, come si deve arguire visto che Knut era monitorato dalle telecamere, l’animale non aveva manifestato altri sintomi, la diagnosi più probabile diventa un fatto cerebrale primario, una infiammazione acuta, una necrosi parziale.E sono molte le cause possibili, anche forme virali o batteriche.Se, come si sussurra in ambienti che hanno potuto osservare Knut da vicino, l’acqua della vasca non sembrava il massimo della pulizia e dell’igiene, ma solo se questa era la situazione, si può anche pensare ad un agente batterico presente nel liquido.E non si può neppure essere sicuri che i dati delle analisi ufficiali permetteranno di allontanare dubbi e sospetti poiché ormai, in moltissime situazioni, le autorità ufficiali sono più preoccupate di fornire notizie “giuste” dal punto di vista mediatico, piuttosto che “vere”. Perché Knut è stato un caso mediatico fin dalla nascita, un messaggero incredibilmente utile al business degli zoo, capaci nell’occasione di salvare un animale destinato a morire.Proprio questo però deve far riflettere. Knut è stato salvato ma la sua esistenza è stata sofferta. Solo pochi mesi fa si discuteva sul malessere e sullo stress dell’animale (vedi articolo GeaPress).Già la sua nascita e il rifiuto della madre nascondevano un problema grave: quando le femmine abbandonano la prole, i principiali indiziati sono o la scarsa vitalità dei neonati o lo stress della partoriente che dimentica il comportamento materno. Nell’un caso come nell’altro le conseguenze per i cuccioli sono gravi e la principale è una minore capacità di risposta immunitaria, cioè di respingere le malattie, solitamente si dice che sono “più deboli”.Forse nella tragica morte di Knut si deve vedere un destino scritto fin da quando gli esseri umani, per i loro bassi interessi economici, hanno deciso di salvarlo e di farne un emblema non solo di Berlino ma di tutti gli zoo del mondo. Cioè usare la vicenda di un animale recluso per continuare a mantenere confinati e in stato di stress migliaia di animali negli zoo“.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI VIDEO – ATTENZIONE IMMAGINI FORTI: