GEAPRESS – Gli zoo che si fanno passare per “moderni” li chiamano exhibit. Le gabbia senza sbarre, dove gli animali sembrano liberi. Il visitatore che guarda protetto da uno spesso vetro, non ha la senzazione della prigionia, ma l’animale, la cattività dell’uomo, continua ad avvertirla tutta. Mura e vetrate che ieri, però, hanno mostrato la morte in diretta di due gatti ursino, un piccolo mammifero carnivoro della fascia tropicale asiatica.

Erano scappati dal loro luogo di detenzione dello zoo inglese di Chessington e, saltando tra i rami, sono giunti nella gabbia dei leoni asiatici, che li hanno mangiati (foto: The Sun).

Il risultato è stato un bambino di due anni scioccato, un papà arrabiato e dei leoni un pò sazi. Uno di loro ha fatto bella mostra di sè, con tanto di gatto penzoloni, proprio dalla vetrata dell’exhibit. Tutto sommato, però, una morte di un animale resa nota. Gli zoo, infatti, non comunicano, salvo casi eccezionali, la morte degli animali. Sembra quasi che i loro detenuti abbiano il dono dell’immortalità.

I cosiddetti exhibit, poi, non sono affatto recenti, come vogliono far credere quelli dell’industria zoo. Furono inventati agli inizi del ‘900 da Carl Hagenbeck, un mercante di animali che ha ideato lo zoo di Roma. Proprio nella struttura di Villa Borghese si possono ammirare le sue “opere”. Animali apparentemente liberi, ma di fatto bloccati da fossati o altre barriere non visibili al pubblico. Le gabbie, poi, ci sono, anche per i leoni di Chessington. Il visitatore, però, non le vedrà più. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).