GEAPRESS – Da alcuni giorni, come da protocollo della politica dell’industria zoo, decine di articoli e foto si sono spesi per rendere nota la nascita al Bioparco-giardino zoologico di Roma dell’ennesimo cucciolo. In questo ultimo caso di un piccolo Cercocebo dal collare. In tale contesto lo zoo di Roma, anzi lo zoo delle tasche dei romani visto le eterne pendenze dai bilanci capitolini, ha riportato una dichiarazione del Presidente della Fondazione Bioparco Paolo Giuntarelli che ha annunciato come il Bioparco “partecipa al programma europeo di riproduzione in cattività per le specie minacciate di estinzione (EEP)”. Peccato, però, che in nessuno di questi progetti, peraltro varati dalle stesse organizzazioni degli zoo …., risulti oggi elencato lo zoo di Roma. Men che meno per le scimmie ed il Cercocebo dal collare in particolare. Nel caso contrario, infatti, si tratterebbe di un progetto ancor di più privo di senso, visto che il Cercocebo è una scimmietta piuttosto comune, tanto comune da essere additata come vettore del virus da immunodeficienza delle scimmie (SIV), poi contratto dall’uomo e divenuto il fantomatico AIDS.

Niente di eccezionale, invece, sulla nascita in cattività. Quando ancora lo zoo di Roma era uno zoo coloniale, il Cercocebo faceva nascere nuovi prigionieri a dimostrazione che non vi è una correlazione diretta tra nascita in cattività e condizioni di benessere, difficili da ipotizzare, tra l’altro, per un tipico zoo coloniale come quello degli anni trenta. La notizia della nascita di un cucciolo viene diffusa ora con quasi venti giorni di ritardo e riportando anche il fatto che il piccolo è stato abbandonato dalla madre. Cosa che, secondo il Bioparco, rientra tra un “comportamento che talvolta si può verificare in questa specie“.

GeaPress ha chiesto un parere al dott. Enrico Moriconi, Medico Veterinario Dirigente SSN e fondatore dell’Associazione Veterinari per i Diritti degli Animali. Secondo il dott. Moriconi “il rifiuto da parte della madre del suo piccolo deve indurre ad una riflessione. Ogni qual volta una madre rifiuta l’allattamento del proprio cucciolo si è appurato esistere una causa motivante che va cercata o nella sensazione della madre della non vitalità del figlio oppure in uno stato di stress del genitore. Nel caso del piccolo del cerbocebo dal collare, se viene affermato che il cucciolo è in buona salute, evidentemente la causa del rifiuto va attribuita allo stress della cattività della madre. A dimostrazione ulteriore della difficoltà di garantire agli animali esotici buone condizioni di mantenimento nelle nostre strutture e un invito a ripensare come esseri umani al superamento di queste situazioni“.

La cosa più incredibile di tali spot è il fatto che sono rivolti ad un pubblico giovanissimo per il quale sarebbe preferibile imparare a riconoscere o studiare gli animali nel loro ambiente naturale e non certo nella cattività di uno zoo.

La gang dei cuccioli dall’est. Il Corpo Forestale risale alla mente italiana

Tra i trafficanti pure chi ti costringe ad acquistare il cucciolo morto.

di redazione | 26 novembre 2010

GEAPRESS – Li hanno fermati il 25 settembre in autostrada a Casalecchio di Reno (BO), ma la notizia è stata resa disponibile solo ora dovendosi completare le indagini che hanno portato ad individuare la mente dell’organizzazione. Due cittadini ungheresi viaggiavano con tre cuccioli di cane di razza bolognese, maltese ed un chihuahua. L’organizzatore del traffico di cuccioli era però un italiano residente in centro Italia.Tutti piccoli cani da compagnia e tutti in pessime condizioni di salute tra cui un cucciolo (nella foto) affetto da una avanzata congiuntivite bilaterale recidivante. Animali, dunque, sicuramente non idonei al trasporto. I responsabili sono stati denunciati per maltrattamento di animali ex art. 544/ter C.P. I tre cagnetti, invece, sono stati subito affidati ad un rifugio di volontari grazie ai quali, precisano alla Forestale, sono rinati.

Le indagini hanno preso avvio da alcuni annunci pubblicati su internet e si sono poi sviluppate anche con l’ausilio di lunghi appostamenti. Controlli che il Corpo Forestale sta intensificando proprio in occasione dell’approssimarsi delle festività natalizie, quando aumentano le richieste di tali animali.

Secondo il dott. Renato Sciunnach, Responsabile NIPAF (Nuclei Investigativi Provinciali di Polizia Ambientale e Forestale) di Bologna del Corpo Forestale dello Stato, bisogna utilizzare la massima attenzione nell’acquisto di un cane. Questi tipi di commerci, infatti, ben difficilmente forniscono le opportune garanzie. Anzi, la Forestale tiene a sottolineare la pericolosità anche sotto il profilo epidemiologico di cani senza alcuna garanzia sanitaria che possono così veicolare nel nostro paese pericolose malattie che colpiscono gli animali. Nel caso ora occorso a Casalecchio di Reno, gli animali non avevano più di due mesi, erano privi di documenti e microchip e non erano vaccinati.

Ma un altro tipo di pericolo può nascondersi al momento della consegna del cane. Infatti, nel passato si sono pure riscontrati casi di vere e proprie minacce pervenute agli incauti clienti i quali sono stati costretti ad acquistare finanche cani moribondi o addirittura già morti. Dunque, una rete criminale dotata evidentemente di un forte potere coercitivo pur di incassare soldi sulla vita di poveri animali e sull’ingenuità delle persone. Purtroppo ancora in molti, affermano alla Forestale, incappano nella rete di venditori di cuccioli provenienti dell’est Europa. E dire che, almeno in alcuni casi, il rischio della truffa dovrebbe già evidenziarsi dall’italiano approssimato di alcuni di questi siti web nei quali vengono proposti i cuccioli. Vi sono poi, sempre secondo la Forestale, i bassi prezzi di vendita ed a volte i numeri di telefono stranieri a dover far insospettire l’acquirente.

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