GEAPRESS – A ben guardare il filmato della CNN (vedi video) la prima tristezza che traspare è quella di tutti gli zoo. Animali in gabbia (in alcuni casi spazi di molto più grandi di tanti “prestigiosi” serragli italiani) ma sicuramente non visibilmente denutriti. Stante le informazioni riferite dal direttore dello zoo, gli animali sono stati in completo abbandono durante i giorni del bombardamento di Tripoli. Poi i lavoratori, a poco a poco, sono tornati anche se i reclusi sono alimentati in maniera irregolare.

Il bisogno più urgente, dice la CNN, è l’acqua. Speriamo bene.

E’ già successo, nel caso di guerre, che gli animali hanno rischiato di morire. A Baghdad, ad esempio, dove oltre agli animali abbandonati e terrorizzati dal rumore delle bombe, si dovettero andare a recuperare anche quelli non proprio tipici di un tradizionale zoo. Fu il caso dei ben quotati cavalli da corsa di Saddam Hussein, trovati distribuiti nelle case del circondario. 

Poi ci sono gli zoo italiani. Da noi ci sono stati i reclusi di acquari-zoo morti di fame. Tutti casi recenti, anzi recentissimi. Non, cioè, durante i bombardamenti alleati.  Ci fu il caso dell’acquario di Bari, scoop de La Repubblica, e quello di Napoli-Oltremare, documentato da Edoardo Stoppa in un bel servizio di Striscia la Notizia. Morirono non per bombe, ma per mancanza fondi. La difesa della biodiversità, vanto-alibi dell’industria zoo, in questo caso può attendere.

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