GEAPRESS – Nell’annuncio del Bioparco-giardino zoologico di Roma sui due nuovi detenuti, ovvero una coppia di armadillo, vengono addirittura riferiti i nomi (come se agli armadilli gliene importasse qualcosa). Si chiamano Emma e Charlie. Il secondo nome non è in onore di Chaplin, ma bensì di Charles Darwin e della sua Signora Emma. Questo perché, secondo il giardino zoologico-Bioparco di Roma “ il legame con Darwin si deve al fatto che il naturalista riuscì a elaborare la sua teoria sull’evoluzione delle specie anche grazie allo studio degli armadilli viventi e di quelli del passato”. Povero Charles (con la “s”) Darwin, sembra quasi che abbia preso un armadillo, sbucciato e paragonato ad uno morto. Le cose andarono diversamente. Darwin infatti studiò i fossili in una successione stratigrafica e, grazie alle sue conoscenze naturalistiche, trovò delle affinità con le strutture scheletriche di alcune specie viventi tanto da porre così fondamento alla sua teoria dell’evoluzione. Darwin visse e studiò in pieno periodo vittoriano, dove imperavano anche gli zoo, ma coloniali, e le collezioni anatomiche, tutte cose ormai superate dai moderni studi filogenetici che si basano più sulle analisi delle proteine (… volendo, basta meno di una goccia di sangue).

C’è solo da sperare che la coppia ora detenuta dal Bioparco non serva ad annunciare a breve la nascita di nuovi utili piccoli, visto che la specie di armadillo interessata ha un picco di nasciate proprio a settembre. Non appartiene inoltre ad una specie tutelata e dovrebbe vivere in climi secchi e con temperature non troppo elevate, tanto che in condizioni diverse acquisisce abitudini notturne. C’è da capire pertanto cosa c’entri Roma ed ancor prima lo zoo Duisburg, in Germania, dove gli undici armadilli detenuti hanno ultimamente sfornato due piccoletti che serviranno ad altri scambi con altri zoo fini a se stessi.

La singolarità delle nascite del Bioparco è che riguardano in genere animali attira bambini. Zebre, giraffe, armadilli e via appallottolandosi in nuove ulteriori trovate che, nonostante tutti gli sforzi, non riescono a scollare lo zoo capitolino dalle tasche dei contribuenti romani.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).