GEAPRESS – Essendo da decenni simbolo del WWF, è forse convenuto di più elevarlo a simbolo di salvaguardia quando l’industria zoo ha convertito la sua immagine. Peccato, però, che i panda in cattività non servono quasi a niente. Le popolazioni di detenuti dell’industria zoo, infatti, sono fini a se stesse. Si tratta delle cosìdette popolazioni ex situ, ossia fuori dai luoghi di origine il cui effetto immediato è quello degli scambi e cessioni tra gli zoo, spesso con veri accordi commerciali, utili ad attrarre visitatori a pagamento.

La realtà dei panda, così come di tutte le altre specie animali rinchiuse, come in un orto botanico, dentro gli zoo, è che vanno protetti nel loro ambiente naturale focalizzando innanzi tutto l’attenzione delle persone. L’opinione pubblica, invece, è sempre più attratta, da gabbie e recinzioni degli zoo salvatori del pianeta. Il messaggio che ha prodotto anche questa distorsione è che il panda sembra in effetti un animale sul quale sono puntate tutte le attenzioni possibili e che in natura i pochissimi individui sarebbero praticamente sacri. La realtà invece è drammaticamente diversa. I panda che vivono ancora nei relitti areali cinesi sono minacciati ogni giorno dagli inarrestabili disboscamenti delle foreste di bambù. I disboscamenti sono sempre più invasivi tanto da fare temere a breve la totale sparizione degli areali più meridionali del raro animale.

Negli zoo, invece, ci puliamo la coscienza sentendoci rassicurati dalle mille attenzioni riservate, non sapendo, invece, che difficilmente, per non dire mai, i reclusi serviranno alle popolazioni selvatiche.(GEAPRESS).