GEAPRESS – Ancora morte allo zoo ed ancora per ineluttabile fato …. Quando si tratta di animali, ovvero senza voce in capitolo, sembra quasi che l’uomo non possa mai risponderne. Questo anche se per loro (ovvero per i suoi interessi) l’uomo ha costruito gabbie o recinti e li ha abbelliti, per la vista del visitatore pagante, con alberelli e fontanelle. Sono i nuovi bioparchi, come nel caso dello zoo di Clovis, il secondo più grande del New Mexico.

La giraffa è scivolata, ha sbattuto la testa, ha perso sangue e si è dovuta eutanasiare. Forse era incinta e forse non era neanche in grado di stare dove l’avevano costretta. Jay, questo il nome della giraffa, è scivolata sul ghiaccio ed ha sbattuto la testa. Eppure, dicono allo zoo, l’avevano fatta ambientare al fresco dell’Ohio, prima di portarla nell’altro zoo in New Mexico. Lei ed il suo compagno avevano pure la casetta riscaldata dove passare la notte. Ma lei, appena consentito, voleva forse stare fuori, almeno fin dove era possibile andare.

Una giraffa nasce in teoria per vivere in Africa, ma ormai un po’ tutti gli zoo e i circhi l’espongono alla luce del suo elevato valore attrattivo (…e commerciale) che riscuote nei bambini. Avviene la stessa cosa anche in Italia e nonostante i bei discorsi sui bioparchi e la salvaguardia delle specie in via di estinzione, la giraffa non è un animale raro. Serve ad attrarre ed a far girare il botteghino, motivo per cui il suo valore commerciale è di parecchie decine di migliaia di dollari e le spese veterinarie … costano anch’esse. Per questo nel New Mexico vogliono correre ai ripari. Non vi sarà più un precedente di questo genere, hanno dichiarato. Il prossimo animale lo vogliamo assicurato (!).

Eppure gli zoo continuano a farsi molta pubblicità con la salvaguardia della biodiversità lanciando, essi stessi, dei progetti di conservazione definiti “ex situ”, ovvero al di fuori dell’habitat naturale degli animali. Dovrebbero costituire della popolazioni in cattività contro l’estinzione. In realtà in natura tornano in pochissimi, praticamente una percentuale infinitesima rispetto ai milioni allevati nei serragli del mondo tramite interventi di vera e propria zootecnia commerciale. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).