lupo
GEAPRESS – Nota polemica della Lega Nazionale per la Difesa del Cane a causa  di alcuni articoli di stampa pubblicati da grandi e piccoli editori che che  hanno riportato notizie che parrebbero supportare note tesi di settori della zootecnia che vorrebbero il lupo cacciabile.

Avviene in Piemonte ove vengono lamentati presunti danni che il lupo arrecherebbe ai pascoli. Secondo la Lega Nazionale vi sarebbero ambienti riconducibili a quelli della zootecnica impegnati a chiedere una deroga alla legge sulla caccia che possa permettere di uccidere quella che comunque è una specie particolarmente protetta da leggi comunitarie e nazionali.

In sintesi, parrebbe che il lupo sia l’artefice della chiusura di attività pastorali. “A loro dire – afferma la Lega Difesa del Cane – da anni sempre sull’orlo della chiusura, dimenticando che la coesistenza fra pecore e questo predatore è in essere da qualche centinaio di anni. Pertanto è piuttosto sorprendente che tali problematiche insorgano soltanto adesso”.

Altrettanto sorprendenti sono le dichiarazioni di alcuni pastori (i cui nomi non vengono stranamente mai riportati dagli organi di stampa) che affermano di essere stati circondati da famelici branchi di lupi, oppure di fantomatiche promesse congiunte fra il Ministero dell’Ambiente e il progetto WolfAlps di lasciare abbattere 10 esemplari sulle Alpi Marittime.

LNDC ricorda che i capi predati dal lupo vengono sempre rimborsati, ovviamente a determinate condizioni e a patto che sia dimostrata la responsabilità di questo predatore; inoltre è il caso di puntualizzare che, sempre nell’ambito del progetto WolfAlps, sono stati stanziati circa 600mila euro a favore della pastorizia e per interventi di prevenzione quali la installazione di reti elettrificate, l’adozione di cani da guardiania e interventi sugli alpeggi.

Lega Nazionale per la Difesa del Cane auspica in primis una più attenta verifica da parte degli organi di stampa nel pubblicare informazioni e dati sovente non congruenti con la realtà e al contempo condanna duramente questo modus operandi che il mondo della pastorizia piemontese sta adottando, anche facendo pressioni e ottenendo l’appoggio di politici locali.
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