DOMANDA:

Gentile dott. Moriconi,
l’altra sera ho sentito un servizio al Tg1 relativo agli allevamenti intensivi. Ho avuto molto tristezza nell’apprendere come i vitellini vengano separati dalla madre e che le mucche vivono al massimo sei o sette anni. Ma quanto dovrebbe vivere una mucca? E perché poi il vitellino viene separato dalla madre? Mi sembra una cosa aberrante. Separare il cucciolo dalla madre. Si chiamano per giorni. Mi ha messo molto tristezza.
Per favore risponda ai miei quesiti.

Romina Castaldi
Roma

RISPOSTA:

Gentile Signora,
purtroppo devo confermarle quanto lei ha sentito in tv. La zootecnia intensiva, come dice il nome stesso, si basa sullo sfruttamento intenso degli animali e le condizioni di vita imposte sono funzionali solo agli interessi umani. Se un tempo gli animali erano legati nelle stalle, usati anche per lavoro, molto spesso bastonati oggi nelle stalle moderne la loro situazione sembra migliore solo perché il tipo di sofferenza è diverso e nasce dall’imposizione di tipi di vita innaturali, che sono rilevabili solo con osservazioni di tipo etologico. Per questo motivo non solo gli allevatori ma anche molto spesso i professionisti veterinari non capiscono o non sanno decifrare la sofferenza degli animali.

Per rispondere specificamente alle sue domande, le dirò che una mucca potrebbe vivere fino a 40 anni, e molti anni fa, svolgendo la professione, ho visto qualcuna di queste “vecchiette” ma lo sfruttamento intenso odierno, e il poco valore del singolo animale, porta ad uno sfruttamento intensivo – in alcune aziende sono munte fino a tre volte al giorno – per cui vengono avviate al macello tra i 4 e i 7 anni.

La separazione dei vitelli dalle madri, nei primissimi giorni di vita, è altrettanto necessaria perché così il latte può essere venduto e il vitello allattato artificialmente.

Tutto nasce dal fatto che per essere redditizio l’allevamento deve produrre la maggior quantità di latte possibile, come detto in precedenza il fine è il guadagno umano e non certo il benessere degli animali.

dott. Enrico Moriconi