DOMANDA:

Caro Amico Vet,
ho letto su GeaPress l’articolo in merito alle due sentenze che hanno condannato i padroni dei cani che abbaiavano. Mi chiedo se il problema si sarebbe potuto evitare. E poi, perché un cane abbaia? Significherà qualcosa, tipo ho fame, oppure qualcuno si avvicina alla porta. Possibile che non ci siano soluzioni? Confido in una vostra risposta.
Grazie

Loredana Mancini
Roma

RISPOSTA:

Il caso delle sentenze di condanna dei proprietari (responsabili, tutori) di cani che abbaiavano disturbando i vicini ad ore nelle quali solitamente il silenzio è gradito, non solo richiama l’attenzione sulla vicenda giudiziaria ma sollecita anche una riflessione sulla sostanza, cioè l’abbaiare del cane.

L’abbaiare è un mezzo di comunicazione del cane, che potrebbe essersi sviluppato come richiamo territoriale sia per difendere il territorio sia per segnare i confini, questo perché si è constatato che i cani vaganti, che non hanno posti di ricovero fissi, abbaiano raramente. Anche per questo motivo si riconoscono modi diversi di abbaiare: un cane lasciato solo lo farà diversamente rispetto a quando si rivolge verso un nuovo arrivato in casa e anche verso un suo simile.

Si riconosce anche l’abbaiare del cane verso i membri della famiglia per richiamarne l’attenzione.
L’abbaiare segnala non solo l’attenzione verso il territorio ma anche la condizione del cane: si è visto che i lupi rinchiusi in un recinto possono abbaiare, segnalando il loro malessere.
Una particolarità, nota e non del tutto gradita, è l’effetto di richiamo per cui ogni animale tende a rispondere sentendone il suono. Ciò determina spesso situazioni spiacevoli da gestire.

Un altro segno caratteristico è il suo scatenarsi anche per rumori diversi: il campanello di casa, ad esempio.
Normalmente i problemi maggiori nascono dall’abbaiare in solitudine del cane e per questo ci possono esser motivazioni diverse.
L’abbaiare in maniera prolungata può essere un elemento collegato al “disturbo di separazione”, una specie di panico che assale l’animale perché vive l’angoscia di essere abbandonato; l’abbaiare è come un richiamo al tutore che si è allontanato. Esiste anche una componente fobica legata a fattori esterni, come particolari rumori, come il suono del campanello, legati ad un’omeostasi di basso profilo, dove in una psiche povera di esperienze esplorative e cognitive, ogni novità ha un alto potere terrorizzante. Cioè un soggetto che abbia avuto poche esperienze esplorative personali, poche possibilità di conoscere realtà e situazioni diverse, rimane molto sensibile e risponde negativamente.

In un altro scenario, che probabilmente ricalca quanto avvenuto alla base almeno di una delle due sentenze, ci si deve richiamare al malessere dell’animale. Il cane che vive una situazione di insoddisfazione, di tensione, è portato a rispondere abbaiando a stimoli del mondo esterno, ad esempio l’attesa di un evento che dovrà accadere, collegando un segnale (sembra l’arrivo del cibo-pane) alla prossima azione (l’alimentazione ma anche la presenza della persona). È evidente che tale risposta avviene in un cane già particolarmente sensibilizzato o per carenza di stimoli diversi, o per insufficiente socializzazione con i simili o con le persone, o, perché no, un nutrimento insufficiente. Diversamente l’evento reale non avrebbe il potere di scatenare la risposta vocale, sarebbe vissuta come uno dei tanti momenti che caratterizzano la giornata di un cane senza scatenarne le manifestazioni vocali.
In conclusione, vista dalla parte del cane, la vicenda ci deve ricordare che, quando abbia, il cane non si trova in una condizione piacevole, l’abbaiare è sempre una fatica anche per l’animale; e la situazione è ancora più negativa se segnala uno stato di malessere.
Pertanto il tutore, responsabile, dovrebbe preoccuparsi non solo per il disturbo eventualmente arrecato ai vicini ma anche, e forse soprattutto, per il malessere che il cane segnala in quel modo così rumoroso.

dott. Enrico Moriconi