DOMANDA:

Cari veterinari,
ho letto che presso il Bioparco di Roma è nata una antilope addax. Ovviamente anche in questo caso lo zoo si è molto pubblicizzato con il fatto che la specie è in via di estinzione. Al di là se questo sia vero, mi chiedo come un animale possa stare bene in uno zoo (conosco l’area delle antilopi dello zoo di Roma e sono ne più ne meno che recinti) e comunque se questi progetti possono essere compatibili con il via vai continuo di persone. Gli animali non si stressano?
Grazie per il vostro impegno

Un lettore da Brescia


RISPOSTA:

La domanda pone un problema sempre attuale: le conseguenze per gli animali negli zoo. La prima considerazione che mi sento di fare, ancora prima di parlare dell’etologia, è che l’argomento della sofferenza degli animali è ritenuta secondaria rispetto all’interesse umano. Finchè ci sarà chi guadagna dalle strutture e chi le va a visitare, le conseguenze per gli animali saranno considerate di nessuna importanza. Ciò detto è vero che la vita negli zoo, e nei circhi occorre aggiungere, significa una possibile sofferenza per gli animali che non possono espletare le loro attività naturali – etologiche : rapporti inter specifici propri della vita naturale, attività di esplorazione dell’ambiente (quello dello zoo è sempre uguale, spesso privo di quegli arricchimenti che potrebbero mitigare la noia), negazione del gioco, fondamentale come esercizio delle attività cerebrali insieme all’esplorazione. Le conseguenze sono visibili per chi vuol porvi attenzione: spesso gli animali sono o apatici e indolenti oppure sovra eccitati, sintomi entrambi di stress e quindi di malessere. Anche la stessa presenza delle persone costituisce, come giustamente viene osservato, uno stimolo di eccitazione che peggiora lo stato degli animali interferendo con il ritmo naturale di attività/riposo.

Ricordando che le leggi italiane ed europee permettono tuttavia la realizzazione di tali strutture, si può rilevare come ormai molteplici lavori scientifici hanno dimostrato che gli animali manifestano sintomi di stress in tali situazioni di confinamento, e gli animali esotici ne patiscono in maniera ancora maggiore. Per chi volesse approfondire l’argomento suggeriamo “Are wild animals suited to a travelling circus life? – G Iossa, CD Soulsbury and S Harris, Animal Welfare 2009, 18: 129-140”, dove si parla anche degli zoo e “Measuring stress in captive animals in JAVMA 1 dicembre 2002”.

Infine la domanda sottolinea un elemento importante: le nascite sono effettivamente molto pubblicizzate per l’effetto mediatico sperato di sollecitare l’attenzione su di un fatto positivo facendo passare in secondo piano tutti gli altri aspetti relativi alla segregazione degli animali.

E diventando anche uno stimolo per attirare nuovi visitatori che, purtroppo, sono una delle giustificazioni per cui si continuano a tenere gli animali esotici reclusi in zoo o strutture di funzioni simili, anche se con denominazioni diverse.

dott. Enrico Moriconi