gattina double vivisezione
GEAPRESS – Nuovo incentivo verso il probabile recepimento senza nulla dolere della Direttiva Europea  2010/63 (coisiddetta Direttiva Vivisezione). Questo si desume alla fine dei lavori della XII Commissione della Camera dei Deputati che ha anticipato ad ieri quanto inizialmente calendarizzato per questo pomeriggio, ovvero la discussione della proposta di “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2013″.

Il nocciolo duro che sembra fare crollare tutte le speranze di vittoria animalista è sempre lo stesso. L’Italia, per legiferare in maniera più restrittiva rispetto alla Direttiva, avrebbe dovuto farlo (se non addirittura opponendosi alla stessa) entro il 9 novembre 2010. Il nostro Governo, allora presieduto da Silvio Berlusconi, non fece però nulla. Anche questa data, infatti, passò in maniera assolutamente tranquilla. Mentre le piazze d’Italia si riempivano di decine di migliaia di persone che protestavano contro la Direttiva approvata l’otto settembre 2010, nessuno sollevò al Governo la scadenza del 9 novembre 2010.

COSA E’ SUCCESSO IN COMMISSIONE – IL ROMPICAPO DEI RIMPALLI

L’art. 13, con all’interno la norma  “anti Green Hill”, è passato ieri indenne ai lavori della XII Commissione della Camera dei Deputati (Politiche Sociali). E’ atteso ora dalla Commissione Politiche dell’Unione Europea (XIV) ma i giochi ormai sembrano fatti. C’è da capire, però, a che prezzo.

Che le cose si iniziassero a mettere non proprio benissimo si era evinto già alcuni giorni addietro quando il Sottosegretario alla Salute Fadda, aveva invitato i componenti della XII Commissione a ritirare tutti gli emendamenti. A tale intervento aveva fatto seguito quello del Ministro degli Affari Europei Moavero Milanesi, il quale ricordava che, a causa del ritardato recepimento, l’Italia è sotto infrazione comunitaria.

Il Ministro, a proposito di procedure di infrazione, aveva altresì ricordato ai componenti della XII Commissione come nell’applicazione di principi e criteri direttivi “il Governo è tenuto a rispettare gli obblighi che derivano da legislazioni o farmacopee nazionali, europee o internazionali“. Cosa significa tuttò ciò? Lo spiegava sempre il Ministero della Salute: il Governo vorrebbe non modificato il testo licenziato dal Senato.

In un meccanismo che solo apparentemente sembra di scatole cinesi, il Sottosegretario Fadda aveva altresì  assicurato che “il Governo assume l’impegno a tenere conto delle indicazioni che la Commissione [ndr: XII Commissione] stessa vorrà dare soprattutto per quanto concerne l’interpretazione dei punti più controversi dell’articolo 13, facendo ricorso a strumenti di indirizzo quali l’ordine del giorno in Assemblea ed eventualmente anche una risoluzione da approvare in Commissione“. Ricordiamo che quanto approverà il Parlamento (ivi compreso l’art. 13) non ha valore immediato di legge. Il Governo, cioè, ne terrà conto e disporrà.

Dunque, ritornando al Ministro Moavero Milanesi, c’è da capire cosa la Commissione “vorrà dare” e soprattutto quali sono i “punti più controversi” dell’art. 13.

Va preliminarmente detto che tutti i gruppi, grillini compresi, si sono resi disponibili a ritirare i loro emendamenti. Ecco il risultato della veloce discussione avvenuta ieri: parere positivo ma “il Governo si attenga alla disposizione di cui al comma 2 dello stesso articolo, ovvero all’obbligo di conformarsi alla normativa europea nell’applicazione dei principi e criteri direttivi di cui al comma 1 del medesimo articolo 13“.

Il comma 2 dell’art. 13 prevede, però, che “nell’applicazione dei princìpi e criteri direttivi di cui al comma 1, il Governo è tenuto a rispettare gli obblighi che derivano da legislazioni o farmacopee nazionali, europee o internazionali“.

Si tratta dello stesso assunto fatto proprio dall’Onorevole Binetti (ovvero, assieme al Senatore Giovanardi, una sostenitrice delle tesi dei filo-sperimentatori) in uno dei suoi emendamenti. Non solo, lo stesso Senatore Giovanardi, nel votare favorevolmente il testo a Palazzo Madama (lo stesso esultato dalle componenti animaliste) aveva richiamato in favore delle sue tesi lo stesso assunto (vedi articolo GeaPress).

Una tenaglia, dunque, che andrà a chiudere la discussione forse appena un poco oltre la norma “anti Green Hill”, ovvero divieto di allevare in Italia cani, gatti e primati non umani per la sperimentazione. Tanto, aveva riferito il presidente della XIV Commissione del Senato, arriveranno dall’estero. Del tutto identico a quanto già oggi avviene per scimmie e cagnolini. Un esempio per tutti i 32 beagle che si presume siano arrivati ai laboratori di Verona dagli USA, dopo essere stati sdoganati lo scorso 5 marzo dal Belgio.

Nulla più, ed inutile illudersi con l’ennesima vittoria animalista dai piedi di pastafrolla. Di fatto l’Italia, pur senza il formale divieto, potrebbe rimanere come ora, senza allevamenti di cani, gatti e scimmiette da vivisezionare. Sarebbe comunque uno dei pochissimi paesi, e forse potrebbe fare capofila. L’unico particolare è che, non contrastando tale divieto con la Direttiva vivisezione, avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento, senza mascherare il clamoroso insuccesso del recepimento della Direttiva “vivisezione”, voluta dalle lobbies.

Per avere meglio consapevolezza di quanto si sta per preparare, basta guardare ai “punti più controversi” dell’art. 13 ricordati dal Sottosegretario Fadda.

LA CONCLUSIONE DELLA XII COMMISSIONE

Considerato che i punti critici della predetta disposizione [ndr: art. 13] , come è emerso dal dibattito nonché da alcune audizioni informali che hanno avuto luogo presso la Commissione stessa, riguardano principalmente i divieti posti dal comma 1, lettere b), d)  – con particolare riferimento al divieto di esperimenti e di procedure che non prevedono anestesia o analgesia qualora esse comportino dolore all’animale – e) ed f) – soprattutto per quanto attiene al divieto di utilizzo degli animali per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso“.

In altri termini salterebbero tutti i punti salienti, restando in piedi solo quelli di principio generale, tra cui (tanto per capire il tono) quello che vuole le sanzioni proporzionate alla legge sui maltrattamenti di animali…

Tutte norme leggere, tranne quella “anti Green Hill”, … tanto gli animali si importano dall’estero.

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