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GEAPRESS – Riprende oggi, presso la XII Commissione della Camera dei Deputati (Affari Sociali) la discussione sulla proposta di “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2013″.

Come è noto l’art. 13 di tale proposta (Atto Camera 1326) contiene quanto recentemente approvato al Senato in merito al recepimento della Direttiva Europea cosiddetta “vivisezione”. Passata senza grandi polemiche presso l’altro ramo del Parlamento, ma con i voti favorevoli sia della componente animalista che di quella favorevole alla sperimentazione animale (vedi articolo GeaPress), la proposta si ritrovata ora al centro di un vivace dibattito tra le due opposte tendenze.

Una conferma, però, di quanto avvenuto al Senato, c’è senz’altro. Si tratta della strabordande presenza degli emendamenti anti vivisezione dei Deputati del Movimento Cinque Stelle. Ben nove Deputati primi firmatari di 51 emendamenti su 75 in totale presentati in Commissione. Unica aggiunta, in tema ovviamente antivivisezionista, è quella dei dieci emendamenti presentati dall’On.le Brambilla (PdL). La restante parte, prevalentemente in area PD e Scelta Civica, sono invece tesi ad accogliere le richieste pro sperimentazione animale. In cima alla lista di questi ultimi, sia per numero di emendamenti che per l’avversità all’art. 13 approvato al Senato, è l’On.le Paola Binetti (UDC). Il suo emendamento 13.69, firmato congiuntamente dall’On.le Giovanni Monchiero (Scelta Civica) proprone addirittura l’abolizione in toto dell’art. 13.

Casomani non dovesse passare la proposta abolizionista della Binetti, valgono sempre gli altri emendamenti. Suoi e di altri parlamentari. In linea di massima, questi ultimi tendono alla soppressione o regolamentazione del divieto di sperimentare senza anestesia ed analgesia, dei divieti previsti sugli xenotrapianti ed esperimenti bellici, oltre che della soppressione della lettera g) dell’art. 13 che disporrebbe di “vietare l’allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione” (cosiddetta norma anti Green Hill).

A firmarli, pur con diversa estensione sul totale degli argomenti sopra richiamati, sono l’On.le Maria Amato (PD), l’On.le Gian Luigi Gigli (Scelta Civica), l’On.le Elena Carnevali (PD), l’On.le Pia Elda Locatelli (eletta nelle liste PD ma iscritta al Gruppo Misto), l’On.le Pier Paolo Vargiu (Scelta Civica).

Emendamenti che si presentano nel complesso abolizionisti dei divieti previsti in singole parti dell’art 13, oppure che tenderebbero a regolamentare. Sostituire, ad esempio, la parola “vietare” con “limitare”, come nel caso dell’emendamento 13.64 dell’On.le Elena Carnevali (PD) in tema di divieto di esperimenti senza anestesia e analgesia. Limitiamo, ma non vietiamo, insomma.

Non va in ultimo scordato che quanto sarà approvato dal Parlamento, non avrà direttamente valore di legge, ma sul tema sarà comunque il Governo a decidere.

Al di là, però, della specificità dei singoli emenamenti, la novità di rilievo è l’ondata delle richieste grilline, tutte anti vivisezioniste o quasi. Forse non a caso alcune loro iniziative sono state tacciate, da alcuni settori animalisti, di dogmatismo. E’ pur vero, però, che la politica deve farsi portavoce delle istanze dei cittadini che in questo caso,  in altre componenti animaliste, si vedono ben rappresentate.

Al di là di chi ha ragione o torto, l’approvazione ora a rischio di infrazione della  Direttiva cosiddetta “vivisezione”, è stata allora accompagnata anche dalla denuncia di sostanziale assenza di opposizione animalista, come ebbe a dire, ad esempio, l’Eurodeputato Sonia Alfano (vedi articolo GeaPress ). Seguirono le accuse dell’On.le De Castro, il quale ebbe a difendersi dagli attacchi animalisti sostenendo in sostanza che la Direttiva era passata anche grazie al loro contributo (vedi articolo GeaPress). Del resto la stessa lobby animalista al Parlamento europeo, giudicò come un “buon punto di partenza” la Direttiva poi criticata.

Peccato che il Governo italiano non si oppose al testo. Avrebbe potuto farlo, ma l’allora Governo Berlusconi non pensò neanche a proposte più restrittive che invece erano presentabili entro il 9 novembre 2010 (la Direttiva era stata approvata nel settembre dello stesso anno).

Il punto forte di chi ora si sta opponendo alle migliorie dell’art. 13 è proprio questo. L’Italia nulla ha fatto prima e se interviene ora scatta la procedura d’infrazione. Un fatto, ovvimente, contraddetto, ma più di tre quarti di emendamenti contro la sperimentazione animale, portati avanti da numerosi Deputati del Movimento Cinque Stelle, rappresentano comunque una ventata di novità.

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