GEAPRESS – Emendamento Brambilla approvato alla Camera (vedi articolo GeaPress) e pressione più alta in casa degli sperimentatori. Devono ancora esservi gli altri passaggi parlamentari, ma quell’articolo che vieta in Italia gli allevamenti di cani, gatti e primati, ha inquietato non poco.

La proposta emendativa, riportante la firma degli Onorevoli Ceccacci Rubino, Giammanco, Mancuso, Frassinetti, Repetti, Mannucci e Catanoso, è stata attaccata poche ore prima del passaggio in Aula, da ben cinque associazioni ricollegabili al mondo della sperimentazione animale oltre che dall’intera Università di Modena e Reggio Emilia. Non sappiamo se tale prestigiosa Università, con la sua presenza, abbia inglobato un identico pensiero di tutte le Scienze (tutte, al loro interno, egualmente condividenti) che la costituiscono. Certo che, se così fosse, verrebbe da dire che tutte le altre Università italiane non la pensano alla stessa maniera.

Il sunto del documento è stato diffuso da Anmvi Oggi, ovvero il quotidiano dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani. Quello che più colpisce non sono tanto le accuse ad un emendamento che a loro dire rischia di bloccare la ricerca biomedica italiana e la ricerca su gravi malattie (fatto questo già noto nelle più comuni critiche di chi difende gli attuali metodi sperimentali), quanto il richiamo alla crisi economica e alla perdita dei posti di lavoro. Un quadro a tinte fosche, dunque, che vede accavallarsi le ipotesi più catastrofiche una volta addebitabili alla fine del millennio ed ora alla nota profezia Maya del 2012. Certo che dal loro punto di vista le date coincidono. Questo perché, come ricorda l’ANMVI, le disposizioni intraprese dagli Stati membri che intendono assicurare una protezione più estesa gli animali, devono essere comunicate alla Commissione entro il primo gennaio 2013. Dunque, per qualcuno, i Maya potevano avere ragione.

Quello che non quadra, però, è come tale buio scenario possa realizzarsi nel momento in cui l’emendamento Brambilla, purtroppo sfoltito durante i rimaneggiamenti che hanno preceduto i lavori di Commissione, prevede la chiusura solo degli allevamenti di cani (ovvero Green Hill, essendo l’ultimo rimasto in Italia), di gatti e di primati. Nulla, invece, per topi, ratti, conigli, ed altre cavie.

I cani, dicono il cartello di Associazioni, Istituti e singola Università, verranno acquistati dall’estero e la ricerca rischierà di essere delocalizzata. Forse, ma se tale rischio è messo in conto, ovvero per i maggiori costi del trasporto, vi è anche quello di ritrovarci non solo Green Hill, ma anche altri allevamenti di cani per non parlare della possibile apertura di gattifici e primatifici pronto consumo. Magari, avremmo risolto anche il problema della disoccupazione …

Il vero problema, in realtà, potrebbe risiede altrove. Piaccia oppure no, ma il futuro della sperimentazione animale risiede negli Uffici europei. Prima o poi se ne tornerà a parlare ed un paese che ha vietato almeno in parte i suoi allevamenti farà acquisire, nel suo complesso, una valenza politica diversa all’intero problema.E’ forse questo quello del quale si ha paura?

Non a caso chi ha sottoscritto ora quel documento si fa in quattro nel ribadire che la Direttiva approvata nel settembre 2010 è una buona Direttiva e che tutela il benessere degli animali. La stessa Direttiva per la quale scesero nelle piazze di numerose città italiane, molte decine di migliaia di persone. Cortei e altre manifestazioni animaliste, mal riprese dagli organi di informazione, che dimostrarono come da Bolzano a Palermo, a molti cittadini italiani la vivisezione non piace (vedi articolo GeaPress). Addirittura l’86,3% secondo l’ultimo Rapporto Eurispes (vedi articolo GeaPress). Chissà quanto sarebbe questa percentuale se solo venisse a tutti mostrato cosa succede in un laboratorio. Fosse solo per una equità nelle informazioni fornite a chi poi deve farsi un’idea.

Secondo il documento di chi sperimenta, la Direttiva europea è però il frutto di anni di comune impegno e delle convergenza di varie entità tra cui associazioni protezionistiche. Del resto la Direttiva venne salutata da un incredibile documento della lobby animalista europea, ben rappresentata in Italia, che definì un buon punto di partenza quello che in realtà l’On.le Sonia Alfano, in una intervista rilasciata a GeaPress (vedi intervista), ricondusse al voto dei colonnelli e dei tanti soldatini della lobby industriale che ha veramente lavorato in favore della Direttiva.

A dimostrazione della bontà della Direttiva e della pericolosità dell’emendamento Brambilla, il documento di chi sperimenta richiama il divieto di eseguire interventi che non prevedono anestesia e analgesia qualora provochino dolore. Un fatto inspiegabile dal momento in cui, sempre secondo gli sperimentatori, il grado di dolore già è ben definito dalla Direttiva, ovviamente a garanzia degli animali…

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